Il boschetto di Nosedo, a ridosso di via San Dionigi nel Parco della Vettabbia, sta diventando un nuovo epicentro dello spaccio a Milano, secondo quanto riferiscono i residenti. L’area, che si trova ai margini della città, è stata descritta come un “nascondiglio perfetto” grazie alla fitta vegetazione e ai sentieri nascosti. Gli inquilini dei palazzi Aler, in particolare quelli di via San Dionigi, segnalano un aumento del fenomeno, che rischia di ripetere la situazione di Rogoredo, storico punto di smercio di droga. “Questa è sempre stata un’area problematica ma da luglio abbiamo un viavai incessante che ci fa paura: quest’area rischia di diventare il nuovo boschetto di Rogoredo”, dicono i residenti.
Un’area in fase di riqualificazione diventa bersaglio
Il Parco della Vettabbia, in fase di riqualificazione, ha visto l’ingresso di nuovi elementi di rischio. I lavori in corso hanno aperto passaggi e sentieri che facilitano l’accesso alla boscaglia, mentre la striscia di terra accanto al canale interrato è diventata un’area di transito. I cittadini segnalano che è possibile entrare e uscire dal boschetto senza troppi ostacoli, grazie a barriere di plastica strappate o orti abusivi che fungono da nascondigli. “Non c’è età e non c’è distinzione di genere. Vediamo un po’ di tutto”, spiega una donna che vive nel complesso Aler.
La paura cresce tra i residenti, che raccontano di aver visto persone entrare e uscire dal boschetto, spesso con borse o trolley. “Io una volta – racconta un’inquilina – mi sono spaventata perché ho visto un uomo che camminava come uno zombie. Arrivava dal bosco”. I cittadini del comitato inquilini segnalano che il cancello esterno del caseggiato Aler è perennemente rotto, permettendo l’accesso non autorizzato. “Perché vogliamo evitare che la situazione degeneri”, dicono i portavoce, pronti a organizzare una manifestazione. Hanno già segnalato il problema alle istituzioni, ma finora non hanno visto alcun intervento. “È come se non fossimo di Milano”, evidenzia una delle signore che hanno parlato. “Ed è un peccato, perché l’area si sta riqualificando e anche il Parco della Vettabbia sta cambiando aspetto, in meglio, dopo anni di attesa”. I residenti ricordano che l’area era già problematica, con discariche abbandonate e abusi di spazio pubblico. La presenza di orti abusivi dall’altro lato ha reso più complessa la situazione, creando spazi nascosti per attività illegali.
Un fenomeno che si sposta da Rogoredo a Nosedo
La situazione si colloca in un contesto più ampio, in cui i problemi legati alla droga si spostano da Rogoredo verso altre aree. Il boschetto di via Sant’Arialdo, storico punto di smercio, ha visto interventi mirati negli anni, con un piano lanciato nel 2019 che ha coinvolto istituzioni, forze dell’ordine e sistema sanitario. Ora i residenti di Nosedo chiedono attenzione anche per il Parco della Vettabbia, temendo che l’area possa diventare un nuovo epicentro di attività illecite.
Il sentiero di terra battuta a un certo punto s’incurva e diventa una mini discesa che porta direttamente agli alberi. Il verde è fittissimo: il nascondiglio perfetto. In un punto, ieri pomeriggio si vedevano persone accampate, con teli stesi a terra, ombrelli di fianco e rifiuti tutt’attorno. Il punto d’approdo dei pellegrinaggi, verosimilmente in cui avviene lo scambio di stupefacente e anche il consumo. E non c’è un orario specifico, “vedo questi viavai già alle 8 del mattino e poi vanno avanti per tutto il giorno. Io penso che qualcuno resti lì pure di notte”, spiega una donna che vive nel complesso Aler di via San Dionigi.
La presenza di orti abusivi dall’altro lato, che diventavano nascondigli, ha reso più complessa la situazione. I residenti denunciano “una nuova piazza di spaccio a cielo aperto” non troppo distante da Rogoredo ma dal lato opposto, speculare rispetto al polmone verde di Porto di Mare. A separare i due luoghi, una porzione di agglomerato urbano dell’estrema periferia sud est. “Questa è sempre stata un’area problematica ma da luglio abbiamo un viavai incessante che ci fa paura”, dicono senza mezzi termini gli inquilini dei palazzi di via San Dionigi al confine con la distesa presa d’assalto.



