Confartigianato Imprese Padova ha lanciato un appello per una riforma del sistema artigianale, sottolineando che «crescere non significa smettere di essere artigiani». L’associazione, intervenuta nel dibattito sulla revisione della legge quadro, ha sottolineato come le imprese artigiane del 2026 non siano quelle del 1985, e che le regole debbano adeguarsi ai cambiamenti tecnologici, economici e produttivi degli ultimi quarant’anni. L’obiettivo della riforma, come indicato dalle Confederazioni artigiane, è permettere alle imprese di evolversi senza perdere la propria identità, superando vincoli dimensionali e rigidità nelle forme societarie.
Un dibattito nazionale su un tema cruciale
L’intervento padovano arriva dopo un confronto aperto a livello nazionale, in cui Confartigianato, insieme ad altre associazioni di rappresentanza, ha replicato alle critiche rivolte alla riforma. Il vicepresidente di Confindustria, Francesco Somma, aveva espresso forti perplessità, temendo che l’ipotesi di modifica possa creare una «zona grigia» tra impresa industriale e artigiana. Confartigianato ha sottolineato che le soluzioni proposte sono finalizzate a evitare effetti anticoncorrenziali e disparità di trattamento. L’associazione ha ribadito che la crescita dimensionale non deve determinare la perdita della natura artigiana di un’impresa.
Due imprese padovane testimoniano il cambiamento
Confartigianato Imprese Padova ha portato a Montecitorio due imprese del territorio, Centrel e Multiforme Lighting, per mostrare come l’artigianato si sia evoluto. Centrel, impegnata nella progettazione e produzione di apparecchiature elettromedicali, e Multiforme Lighting, specializzata nella realizzazione di sistemi di illuminazione su misura, rappresentano due realtà molto diverse ma accomunate da tecnologia, progettazione e presenza sui mercati esteri. «L’impresa artigiana del 2026 non è quella del 1985», ha sottolineato Gianluca Dall’Aglio, presidente di Confartigianato Imprese Padova, ricordando come la legge quadro risalga a oltre quarant’anni fa.
La riforma, contenuta nel Ddl annuale per le Pmi approvato lo scorso marzo, mira a rivedere una normativa che non si adatta più alla realtà produttiva contemporanea. L’obiettivo è permettere alle imprese artigiane di diventare più forti, strutturate e competitive, senza rinunciare alla propria identità. La crescita dovrebbe essere un obiettivo del Paese, non un motivo per costringerle a rinunciare alla propria natura. La discussione, iniziata con l’intervento padovano, si è sviluppata in un dibattito nazionale, con il rischio di creare una «zona grigia» tra impresa industriale e artigiana. Confartigianato ha ribadito che non chiede scorciatoie né vantaggi competitivi, ma che un’impresa non debba scegliere tra crescita e conservazione della propria identità. La riforma, dunque, non è un confronto tra artigianato e industria, ma un aggiornamento della definizione di impresa artigiana alla realtà produttiva contemporanea.
Confartigianato ha sottolineato che le imprese artigiane non devono essere costrette a scegliere tra crescita e conservazione della propria identità. L’obiettivo è permettere loro di evolversi, investire in tecnologia e esportare, senza perdere la propria natura. L’associazione ha ribadito che la riforma non deve creare disparità di trattamento né effetti anticoncorrenziali, ma deve garantire alle imprese artigiane le condizioni per crescere senza rinunciare alla propria identità.



