La Regione Sicilia ha ritirato il piano paesaggistico per la Città Metropolitana di Palermo, dopo un intenso dibattito e pressioni da parte di sindaci, imprese e rappresentanti delle comunità locali. La decisione, annunciata dall’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, è arrivata in seguito a una serie di critiche e preoccupazioni che avevano messo in allarme diversi territori. L’annuncio è stato reso pubblico durante un convegno organizzato da Vincenzo Figuccia, deputato regionale leghista e sostenitore del ritiro del piano fin dalla sua approvazione.
Un confronto tra istituzioni e territori
La decisione di ritirare il piano è stata vista come una risposta concreta alle esigenze dei sindaci e delle comunità locali, come ha sottolineato Schifani, presidente della Regione. “Il piano paesaggistico deve nascere dal confronto con i sindaci e le comunità locali, tenendo insieme la tutela del territorio e le esigenze di chi lo vive”, ha dichiarato il presidente. L’annuncio è arrivato dopo una serie di incontri e dibattiti che hanno coinvolto deputati, sindaci, imprenditori e esperti, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra protezione ambientale e sviluppo economico.
Il convegno, tenutosi in Sala Piersanti Mattarella, ha visto la partecipazione di esponenti di diversi ordini professionali, tra cui l’Ordine degli architetti paesaggisti e conservatori della provincia di Palermo. Questi ultimi avevano già trasmesso un dossier alla Soprintendenza e al Dipartimento regionale dei Beni culturali, illustrando gli effetti potenzialmente dannosi del piano. La decisione di ritirare il piano è quindi vista come un passo importante per evitare danni irreparabili al territorio.
Conseguenze potenzialmente devastanti
Il piano, se fosse stato approvato, avrebbe avuto conseguenze insostenibili per il territorio. A Bagheria era a rischio il cimitero, a Castellana Sicula un impianto di trattamento rifiuti non avrebbe più potuto funzionare, mentre a Partinico un investimento da 800 milioni di euro per un mega parco divertimenti sarebbe stato compromesso. L’elenco dei progetti e delle opere, pubbliche e private, che il piano avrebbe fatto saltare è ancora lunghissimo. Le preoccupazioni non si limitavano solo a questi casi, ma coinvolgevano anche diversi settori professionali, come l’architettura e l’ingegneria, che hanno espresso critiche nei confronti del piano. Il piano avrebbe inoltre messo in stato di grave preoccupazione i sindaci delle altre province in vista dei rispettivi piani paesaggistici. “Era un bubbone che stava per esplodere con conseguenze catastrofiche su tutta la provincia di Palermo”, ha sottolineato un rappresentante locale.
La decisione di ritirare il piano ha trovato apprezzamento anche da parte di Vincenzo Figuccia, che ha espresso soddisfazione per “la bella battaglia di tutti che è stata vinta”. Il deputato, promotore del convegno, aveva già annunciato la presentazione di una risoluzione avversa al piano alla prima convocazione di commissione. La battaglia non aveva più colori politici, ma era volta a proteggere gli interessi dei territori. La Regione ha quindi deciso di dare ai sindaci e alle comunità locali l’opportunità di esprimere al meglio le loro istanze, affinché il piano possa essere redatto in modo condiviso e proficuo.



