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martedì 29 Settembre 2026

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Salute

Max Parisi: «Avevo un mese di vita, ora forse arriverò a Natale»

Max Parisi racconta la sua battaglia contro il tumore al pancreas e la speranza di un farmaco sperimentale.

Max Parisi, 58 anni, originario di Siena e trasferitosi a Milano, ha raccontato la sua battaglia contro il tumore al pancreas, che lo ha portato a un momento di accettazione e speranza. Dopo una diagnosi devastante, il farmacista ha scelto di provare un nuovo farmaco sperimentale negli Stati Uniti, sperando di allungare la sua vita. «Avevo un mese di vita, sono volato in America per provare un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas. Ora forse arriverò a Natale», ha detto. La sua storia, pubblicata su Vanity Fair, ha suscitato emozione e speranza.

Una battaglia contro il tempo

Max Parisi ha ricevuto la diagnosi del tumore al pancreas il 31 luglio 2026, dopo anni di lavoro e una vita piena. «Le cartucce che avevamo in canna le abbiamo sparate tutte», ha detto l’oncologo. La sua condizione era grave, con metastasi al fegato, e il tempo rimanente era limitato. Tuttavia, il 26 agosto è arrivata una notizia che ha cambiato la sua prospettiva: il farmaco Daraxonrasib, prodotto da Revolution Medicines, è stato approvato negli Stati Uniti e potrebbe allungare la sua vita.

Non ti guarisce, questo me lo hanno specificato più volte, però può raddoppiare il tuo tempo. Max ha scelto di provare il farmaco, nonostante non sia una cura definitiva. La sua famiglia, composta da moglie Louise e figlie Sophia e Vivienne, lo ha supportato in ogni momento. «Vorrei solo vivere quel che mi resta con la mia famiglia», ha detto.

Un farmaco sperimentale e una famiglia che lo sostiene

La moglie, originaria di San Francisco, ha trovato una speranza alla Mayo Clinic di Phoenix, Arizona, e ha spronato Max a partire per gli Stati Uniti. Il viaggio in aereo è stato un momento di paura e incertezza, ma Max ha trovato conforto nella rete di affetti che lo circonda. «Se sono qui oggi lo devo a mia moglie. Mi è stata vicina con rispetto e senza un briciolo di invadenza», ha detto.

La sua esperienza ha anche portato a una raccolta fondi online, che ha raccolto oltre 110 mila dollari per due mesi di terapia. «Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone», ha aggiunto. Revolution Medicines, la casa farmaceutica che produce il Daraxonrasib, non è una “big pharma”, è una ditta tutto sommato piccolina. La domanda supera l’offerta, e rischia di portare a una carenza. «Sto cercando di portare attenzione sull’argomento per supportare la capacità produttiva dell’azienda», ha detto.

Max vive ora in California, in attesa di ricevere il farmaco che potrebbe allungargli la vita. «Il corriere dovrebbe essere qui a breve», ha detto. La sua condizione è fragile, con due masse sopra il fegato che ogni giorno gli rubano spazio e respiro. Tuttavia, nonostante la sofferenza, ha mantenuto un senso di ironia e speranza. «Il problema è che, qui negli USA, o sei l’Aga Khan o fai fagiola», ha sdrammatizzato. La sanità americana è all’avanguardia, ma non è accessibile a tutti. Max ha anche espresso la sua preoccupazione per la disponibilità del farmaco. «Sto cercando di portare attenzione sull’argomento per supportare la capacità produttiva dell’azienda», ha detto. La sua battaglia non è solo per lui, ma per tutti quelli come lui, che ogni giorno in più è un giorno in meno.

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