Nino Migliori, nato a Bologna il 29 settembre 1926, compie oggi 100 anni. Il suo lavoro, che ha segnato la fotografia italiana per un secolo, è stato celebrato con una grande mostra a Aosta al Centro Saint-Bénin, in programma dal 9 ottobre 2026 al 7 marzo 2027. L’evento, intitolato “Nino Migliori. La dialettica del reale”, raccoglie una selezione di opere che testimoniano la sua capacità di raccontare l’Italia attraverso la fotografia, un mezzo che ha sempre sperimentato e trasformato. Migliori, noto come “maestro indiscusso della fotografia e della sperimentazione legata principalmente alla storia dell’arte”, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte contemporanea.
Un percorso di sperimentazione e ricerca
Nino Migliori ha iniziato la sua carriera fotografica a ventidue anni, nel 1948, in un periodo di ricostruzione e di grandi aspettative. Sin dall’inizio, ha unito due filosofie fotografiche: il reportage neorealista e la ricerca artistica. Questo mix ha portato a una serie di innovazioni, come le Ossidazioni, i Pirogrammi, i Cellogrammi, gli Idrogrammi e i Lucigrammi. La sua ricerca si è sviluppata in un’interazione con la storia dell’arte e della fotografia, con riferimenti a tecniche come i Fotogrammi, il Foro Stenopeico e il Cliché Verre.
La sua capacità di sperimentare ha reso la sua fotografia unica e riconoscibile.
La sua curiosità e sperimentazione lo hanno portato a esplorare nuove forme di espressione, creando un linguaggio unico e riconoscibile. Tra le sue opere più note, “Il tuffatore” rappresenta un simbolo della sua capacità di catturare momenti di vita reale con una sensibilità raffinata. La sua ricerca ha anche trovato un’importante conferma con la mostra “Venezia 79 La fotografia”, che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera.
Un legame con la cultura e la tradizione
La fotografia di Nino Migliori è sempre stata legata a una profonda conoscenza della cultura e della tradizione. Il suo lavoro “Gente dell’Emilia” e altre serie simili hanno reso visibile la vita quotidiana degli italiani, con un’attenzione particolare al ruolo dell’uomo come protagonista. La sua ricerca ha anche trovato un’importante conferma con la mostra “Venezia 79 La fotografia”, che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera. Nel 1977, Migliori ha dato vita alla sua prima grande mostra antologica, curata da Arturo Carlo Quintavalle, che è diventata un punto di riferimento per gli studiosi della sua opera. Negli anni successivi, ha insegnato Storia della Fotografia all’Università di Parma, contribuendo alla formazione di nuovi artisti. Il suo lavoro ha sempre avuto un’importanza culturale, non solo per la fotografia, ma anche per la comprensione della società e della storia italiana.
La mostra a Aosta rappresenta un’occasione per riconoscere l’importanza di Nino Migliori non solo come fotografo, ma anche come pensatore e innovatore. La sua capacità di raccontare l’Italia attraverso la fotografia ha lasciato un’eredità duratura, che continua a influenzare il mondo dell’arte. La sua ricerca, che ha sempre cercato di decostruire il ricordo e di riconstruirlo in nuove forme, è un esempio di come la fotografia possa essere un mezzo di conoscenza e di riflessione.



