Il 23 settembre scorso il Senato ha approvato il ddl del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin per il ritorno al nucleare, definito “sostenibile”. Ma per molti esperti e cittadini, questa definizione non tiene conto di una realtà complessa e contraddittoria. Le nuove centrali nucleari, sebbene siano state presentate come una soluzione innovativa, sono in realtà simili a quelle di decenni fa, salvo modifiche di contorno. Questo fatto solleva domande importanti: se il nucleare non è sostenibile, come può essere considerato tale? E perché il governo lo definisce così?
Un ritorno al passato, non a una soluzione innovativa
Le nuove centrali nucleari, sebbene siano state denominate SMR (Small Modular Reactor), non rappresentano un’innovazione radicale. Al contrario, si tratta di reattori di terza generazione, simili a quelli oggetto del referendum del 2011, che fu respinto da un ampio consenso popolare. Il governo ha sottolineato un cambiamento tecnologico e politico rispetto al 2011, quando il governo era di destra, guidato da Silvio Berlusconi. Oggi, il governo è ancora di destra, ma il dibattito è rimasto sostanzialmente lo stesso: il nucleare non è visto come una soluzione sostenibile. Il governo non ha indetto un nuovo referendum, nonostante la gravità della decisione. Questo è un segno di una democrazia in crisi, dove le decisioni importanti vengono prese senza consulto diretto del cittadino.
Costi elevati e scorie non smaltite
Il progetto di realizzazione delle nuove centrali nucleari è in fase avanzata in Canada, ma il costo è elevatissimo: circa 15 miliardi di dollari. I costi saranno a carico dei privati, mentre lo Stato non si impegna finanziariamente. Inoltre, non esiste ancora un sito per smaltire le scorie nucleari prodotte dalle centrali esistenti. Questo crea un problema di lungo periodo, che non è stato affrontato nel piano di sviluppo del governo.
Il nucleare non è sostenibile, né economicamente né ambientalmente. Il governo ha anche ipotizzato che il ritorno al nucleare possa essere giustificato dal consumo energetico dei data center, che richiedono grandi quantità di energia. Tuttavia, questa giustificazione non risolve il problema di fondo. Il dibattito sull’energia nucleare non si limita alle questioni tecniche e economiche. Il governo ha anche ipotizzato che il ritorno al nucleare possa essere giustificato dal consumo energetico dei data center, che richiedono grandi quantità di energia. Tuttavia, questa giustificazione non risolve il problema di fondo: il nucleare non è sostenibile, né economicamente né ambientalmente.
Il ritorno al nucleare, sebbene sia stato approvato dal Senato, non ha suscitato un grande consenso tra la popolazione. I due referendum del 2011, che dissero no al nucleare, hanno dimostrato una forte resistenza popolare. Oggi, il governo non ha indetto un nuovo referendum, nonostante la gravità della decisione. Questo è un segno di una democrazia in crisi, dove le decisioni importanti vengono prese senza consulto diretto del cittadino.



