Da Oristano a Sinis, cinque giorni di dibattito, studio e confronto tra studenti e ricercatori provenienti da Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia e Polonia. L’obiettivo? Analizzare i conflitti legati all’uso dell’acqua e trovare strumenti per costruire soluzioni condivise. L’iniziativa, organizzata dal Nucleo Ricerca Desertificazione (NRD) dell’Università di Sassari nell’ambito dell’Alleanza EuniCoast, si svolgerà dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, con l’acqua come filo conduttore. La summer school, intitolata “Participatory Processes and Environmental Conflict Mediation in Social-Ecological Systems”, si svolgerà presso il Consorzio UNO in via Carmine, e vedrà coinvolti docenti e esperti da diversi Paesi.
Conflitti sull’acqua e governance delle risorse
La summer school si concentrerà su temi sempre più rilevanti: la scarsità d’acqua, la desertificazione e la crescente competizione per l’uso delle risorse naturali. L’acqua, come risorsa limitata, diventa un punto di contatto tra esigenze diverse: agricoltura, turismo, ecosistemi e comunità locali. Queste competizioni possono generare tensioni, soprattutto quando la risorsa si riduce o la sua qualità viene messa in discussione. Gli studenti e i ricercatori si confronteranno con problematiche legate alla qualità delle acque, all’uso delle risorse lagunari e alla pressione turistica, mettendo a confronto punti di vista, interessi e competenze differenti.
Il programma alternerà lezioni, visite sul campo e attività di gruppo, con l’obiettivo di mettere in relazione gli strumenti teorici con la complessità delle situazioni reali. Dopo una prima giornata dedicata all’apertura dei lavori e all’approfondimento dei temi centrali della summer school, le sessioni successive porteranno i partecipanti sul territorio e nei gruppi di lavoro, per analizzare questioni legate alla governance delle risorse naturali, al ruolo delle istituzioni e agli strumenti di dialogo, partecipazione e negoziazione.
Un laboratorio vivente per la ricerca
Le aree di Arborea e del Sinis saranno utilizzate come un vero e proprio “laboratorio vivente”, nel quale osservare sul campo alcune delle dinamiche che caratterizzano i sistemi socio-ecologici. I partecipanti visiteranno il territorio e parteciperanno a gruppi di lavoro per analizzare questioni legate alla governance delle risorse naturali, al ruolo delle istituzioni e agli strumenti di dialogo, partecipazione e negoziazione. La particolare composizione internazionale della summer school rappresenta un ulteriore elemento di valore: gli studenti provengono da Paesi e percorsi formativi differenti e portano con sé competenze diverse. Questa pluralità diventa parte integrante del metodo di lavoro, favorendo un confronto interdisciplinare e interculturale sui problemi ambientali. Non si cerca un vincitore nei conflitti sull’acqua, ma si cerca di costruire processi capaci di far emergere i diversi interessi.
“Formare una nuova generazione di ricercatori capaci di affrontare queste sfide significa, dunque, fornire loro non soltanto strumenti tecnici e scientifici, ma anche competenze di ascolto, dialogo, negoziazione e mediazione, insieme alla consapevolezza del proprio ruolo di cittadini globali”, concludono gli organizzatori. La summer school di Oristano si propone proprio di creare questo spazio di confronto: un luogo in cui l’acqua, da possibile fonte di conflitto, possa diventare anche un’occasione per imparare a costruire decisioni condivise.



