Le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno reso nuovamente visibili al pubblico tre teleri del ciclo dei miracoli della Vera Croce, restaurati dopo sei anni di lavoro. I dipinti, realizzati da Gentile Bellini e Vittore Carpaccio, sono tornati a splendere grazie a un intervento conservativo che ha restituito la loro nitidezza cromatica e la profondità spaziale. L’evento, annunciato oggi 29 settembre 2026, segna un momento importante per la conservazione dell’arte rinascimentale e per la fruizione culturale a Venezia.
Restauro e rivelazioni storiche
Il restauro, condotto presso i Laboratori della Misericordia, ha permesso di scoprire dettagli architettonici e prospettive che erano stati nascosti da anni di patine e vernici alterate. Le indagini in riflettografia infrarossa hanno rivelato l’esatta griglia prospettica e il punto di fuga impostati dagli artisti, mentre la rimozione delle vernici ingiallite ha restituito la reale profondità degli edifici affrescati lungo le rive del Canal Grande. Il processo di restauro, supervisionato dal direttore Giulio Manieri Elia, ha incluso analisi diagnostiche non invasive come la fluorescenza UV, la riflettografia IR e l’XRF, che hanno guidato una pulitura differenziata. Questo approccio ha permesso di conservare i rifacimenti storici e di integrare pittoricamente in modo rispettoso. Il lavoro, eseguito dalla cooperativa CBC Conservazione Beni Culturali, ha visto il supporto fondamentale di Save Venice Inc.
Le opere restaurate e i loro significati
I tre teleri che tornano a splendere sono: il primo, Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco (1496), che raffigura un corteo solenne con il mercante bresciano Jacopo de’ Salis, genuflesso per implorare la guarigione del figlio. Il restauro ha restituito la maestosa fuga prospettica della piazza e ha rivelato i “pentimenti” dell’artista e l’uso di pigmenti preziosi come il lapislazzuli.
Il secondo telero, Gentile Bellini, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (1500), rievoca l’episodio sacro del recupero della reliquia, salvata per mano del Guardian grande Andrea Vendramin. La rimozione delle vernici alterate ha risvegliato la nitidezza cromatica e la profondità spaziale degli edifici affrescati lungo le rive, rivelando figure come Caterina Cornaro, regina di Cipro. Il terzo telero, Vittore Carpaccio, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto (1496), mostra il prodigio della guarigione dell’ossesso da parte del patriarca di Grado. La composizione, liberata dalle patine scure, riacquista l’illusione di sfondamento spaziale, guidando lo sguardo verso l’ampio scorcio del Canal Grande e l’antico ponte di Rialto in legno ricostruito nel 1458.
Un restauro che trasforma l’esperienza museale
Il restauro non si è limitato alla conservazione dei dipinti, ma ha trasformato l’esperienza del visitatore. Gli altri cinque teleri del ciclo saranno restaurati direttamente nelle sale, senza smontaggio, garantendo una fruizione continua. Questo approccio, reso possibile grazie al riallestimento della Sala XX nel 2026, ha evitato movimentazioni e ha reso il restauro un’esperienza viva per i visitatori.
Il sindaco Simone Venturini ha sottolineato come il restauro non restituisca solo materia e colore, ma sveli un frammento della storia e dell’anima della città. «Questi teleri raccontano una città viva, i suoi riti, le sue architetture, i suoi volti e un legame con la tradizione ancora vivo oggi», ha detto, ricordando l’Esaltazione della Santa Croce avvenuta due settimane prima. Le Gallerie dell’Accademia, il più importante museo al mondo per l’arte medievale e moderna veneta, continuano a investire nella conservazione del patrimonio artistico, con il sostegno di enti come Save Venice e la collaborazione di esperti internazionali. Il restauro dei tre teleri rappresenta un nuovo gesto concreto d’amore verso la città e il suo genio artistico.



