L’udienza preliminare per la strage di Brandizzo si è tenuta il 30 settembre, con la presenza di 24 imputati, tra cui tre società Rfi, Clf e Sigifer di Borgovercelli, per la quale lavoravano le cinque vittime. La seduta ha visto i parenti delle vittime esprimere rabbia e delusione per la capienza insufficiente delle aule, che ha costretto alcuni legali, imputati e familiari a rimanere in piedi. La scelta di essere presenti oggi è stata vista come un dovere, anche se non tutti si sentivano al meglio.
La rabbia per la capienza degli spazi
Massimo Laganà, padre di Kevin, una delle vittime, ha espresso la sua delusione: «Dopo tre anni e un mese ci aspettavamo un’aula che potesse ospitarci tutti». La famiglia, insieme ad altri parenti, ha voluto vedere in faccia i colpevoli di quello che è successo. «Volevamo vedere in faccia i colpevoli di quello che è successo», ha aggiunto Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe. La rabbia è stata condivisa anche da Marco Bona, uno degli avvocati delle parti civili, che ha accusato il ministro Nordio di vergogna per le condizioni delle aule.
La scelta di essere presente oggi è stata vista come un dovere, anche se non tutti si sentivano al meglio. La rabbia per la capienza degli spazi ha coinvolto non solo i parenti, ma anche i legali e gli imputati, che hanno dovuto rimanere in piedi durante la discussione. La richiesta di spostare il processo nella aula bunker delle Vallette a Torino, dove si sono già celebrati diversi maxi processi, è stata sollevata da parte delle difese.
La solidarietà dei familiari delle vittime
Antonino Laganà, fratello di Kevin, ha espresso il dolore della famiglia: «Oggi è un punto di partenza. Chiediamo giustizia». La sua voce è stata accompagnata da quella di Massimo, che ha sottolineato: «Non è stato un incidente sul lavoro: lo sapevano che lì passavano i treni, ne erano consapevoli». La famiglia, insieme ad altri parenti, ha seguito l’udienza con emozione e dolore, cercando di ricostruire quanto accaduto quella notte. La presenza di Antonino Laganà, accompagnato dal padre Massimo e dal loro avvocato Enrico Calabrese, ha segnato l’inizio di un processo che potrebbe portare a chiarimenti su quanto accaduto. L’imputato Antonio Massa, preposto di Rfi, è stato presente in aula con la Bibbia, segno di dolore e di provata. I suoi avvocati hanno sottolineato che Massa è «molto provato» e che «è sempre stato solidale con i parenti delle vittime».
La discussione sull’udienza ha visto anche la richiesta di spostare il processo nella aula bunker delle Vallette a Torino, dove si sono già celebrati diversi maxi processi. La procuratrice capo Gabrielle Viglione ha spiegato che la maxi aula è in avanzato stato di realizzazione, finanziata con 500 mila euro dalla Regione. «Speriamo che possa essere pronta per la fase dibattimentale», ha detto. I difensori degli imputati hanno chiesto la revoca dell’udienza del 14 ottobre, considerata insufficiente per le condizioni degli spazi.
La solidarietà dei familiari delle vittime di altre stragi ferroviarie, come quella di Viareggio, ha visto l’arrivo di gruppi di familiari per mostrare appoggio e solidarietà. «Siamo qui per portare la nostra solidarietà ai familiari delle vittime», hanno detto. «Siamo lavoratori e lavoratrici e sappiamo, forse più di altri, che è necessario lottare ogni giorno per tutto l’anno, contro ogni peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita imposte da un sistema barbaro, insostenibile e indifendibile, che antepone il profitto alla sicurezza e alla salute», hanno aggiunto.



