L’eurodeputata Ilaria Salis e quindici associazioni Lgbtqia+ hanno lanciato la campagna “Insieme per Maja T.”, una raccolta firme e una raccolta fondi per chiedere alle istituzioni ungheresi di trasferire l’attivista queer antifascista Maja T. in Germania. L’appello, pubblicato su Change.org, segue la riconferma della condanna, ridotta di un anno, da parte della Corte d’appello di Budapest. Maja, detenut* in un carcere ungherese da oltre due anni, è accusata di aver partecipato alle aggressioni del 2023 contro militanti dell’estrema destra.
Un caso di antifascismo e discriminazione
Il caso di Maja T. è legato al cosiddetto “Budapest-Komplex”, un processo che coinvolge anche Ilaria Salis, arrestata nel 2023 durante le celebrazioni del “Giorno dell’Onore” a Budapest. Le presunte aggressioni sarebbero avvenute durante un evento che commemora la morte delle truppe ungheresi e naziste nel 1945. Maja, di origini tedesche, fu arrestat* a dicembre 2023 a Berlino e consegnat* alle autorità ungheresi il 28 giugno 2024. È l’unica imputat* reclusa in Ungheria per il caso.
Condizioni di carcere e mobilitazione
La campagna chiede un trasferimento immediato di Maja in Germania, sostenendo che la pena è sproporzionata e che il processo è stato marcat* da violazioni delle garanzie fondamentali. I firmatari, tra cui associazioni come Arcigay e Famiglie Arcobaleno, hanno anche aperto una raccolta fondi per sostenere le spese della famiglia. Maja continua a subire vessazioni in carcere a causa della sua identità di genere e rischia di dover sopportare questa situazione ancora per molti anni.
La campagna, promossa da Salis e da associazioni Lgbtqia+, invita a mobilitarsi al fianco di Maja, in difesa dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dei valori dell’antifascismo. «Non lasciamo Maja sol*», scrivono i promotori, aggiungendo: «Prendiamocene cura. Uniamoci in un grande abbraccio di solidarietà e sorellanza». L’appello è aperto a tutte le realtà che vogliono partecipare alla mobilitazione. La campagna ha visto l’adesione di un’opera d’arte firmata dalla street artist Laika, affisso fuori dall’ambasciata ungherese a Roma. L’azione è parte di un movimento più ampio che cerca di mettere in luce le condizioni di detenzione di Maja e di sostenere la sua lotta per la giustizia e i diritti.
La campagna “Insieme per Maja” rappresenta un esempio di mobilitazione internazionale e di solidarietà tra attivisti e associazioni. La sua storia è un caso emblematico di discriminazione, repressione e lotta per i diritti, che richiede attenzione e azione. La campagna, che si svolge in un contesto di crescente tensione tra l’Ungheria e le comunità Lgbtqia+, rappresenta un appello concreto per la giustizia e per la libertà. L’appello è aperto a tutti e si svolge attraverso una rete di solidarietà che unisce attivisti, associazioni e cittadini. La campagna “Insieme per Maja” è un esempio di come la solidarietà possa diventare un potente strumento di cambiamento. L’appello, che si basa su fatti verificati e dichiarazioni ufficiali, cerca di mettere in luce le ingiustizie subite da Maja e di chiedere un intervento delle istituzioni.
TITOLO: Maja T., l’antifascista queer condannata in Ungheria, chiede trasferimento in Germania
META: Campagna di solidarietà per Maja T., condannata in Ungheria, chiede trasferimento in Germania
TAG: maja t, antifascismo, lgbtqia, carcere, solidarietà, ungheria
ALT: Attivista queer in carcere in Ungheria, chiede trasferimento in Germania, campagna di solidarietà
L’eurodeputata Ilaria Salis e quindici associazioni Lgbtqia+ hanno lanciato la campagna “Insieme per Maja T.”, una raccolta firme e una raccolta fondi per chiedere alle istituzioni ungheresi di trasferire l’attivista queer antifascista Maja T. in Germania. L’appello, pubblicato su Change.org, segue la riconferma della condanna, ridotta di un anno, da parte della Corte d’appello di Budapest. Maja, detenut* in un carcere ungherese da oltre due anni, è accusata di aver partecipato alle aggressioni del 2023 contro militanti dell’estrema destra.
Un caso di antifascismo e discriminazione
Il caso di Maja T. è legato al cosiddetto “Bud



