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venerdì 2 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Bruno Malatesta e la sua setta di Almese: violenze, abusi e truffe in una comunità manipolata

Bruno Malatesta, guru di Almese, accusato di violenze e truffe su donne. Setta manipolava adepti con abusi sessuali e maltrattamenti.

Bruno Malatesta, 59 anni, è stato arrestato per accuse di violenza sessuale, maltrattamenti e truffa aggravata ai danni dello Stato. La sua setta, basata a Almese in provincia di Torino, ha sfruttato donne e minorenni con abusi sessuali, manipolazioni e condizioni di lavoro estenuanti. Le vittime, molte delle quali avevano diagnosi di malattie gravi o passati di lutto, sono state costrette a vivere in un ambiente di isolamento e controllo totale. Il giudice delle indagini preliminari Andrea Bonato ha disposto il carcere per Malatesta, che ha gestito la comunità dal 2008, sfruttando le debolezze dei suoi adepti per soddisfare i suoi appetiti sessuali e economici.

La setta di Almese e il controllo totale

La comunità di Almese, gestita da Malatesta, si basava su un sistema di obbedienza totale e manipolazione psicologica. Le donne, spesso costrette a vivere in condizioni di isolamento, erano obbligate a lavorare per 12 ore al giorno, a dormire per terra e a indossare tuniche arancioni. Gli errori venivano puniti con percosse, divieti di lavarsi o rasatura dei capelli. La setta, che si presentava come un’esperienza spirituale, era in realtà un sistema di sfruttamento. Malatesta, che si presentava come un guru dotato di poteri soprannaturali, aveva il controllo totale su ogni aspetto della vita delle sue vittime.

La manipolazione psicologica e le violenze sessuali

Le donne, spesso costrette a partecipare a rituali sessuali di gruppo, erano costrette a subire abusi fisici e psicologici. Durante i riti, Malatesta toccava le parti intime delle donne e posizionava «cristalli» per «portare via le negatività». Queste pratiche erano presentate come terapie purificatrici, ma in realtà erano un modo per sfruttare le vittime. Le donne, spesso minorenni tra i 16 e i 17 anni, erano isolate e manipolate, con il loro benessere fisico e mentale in balìa del guru. La psicologa e la «maestra» che gestivano la setta, nonché il massoterapista che eseguiva terapie sessuali a pagamento, erano collaboratori di Malatesta e oggi sono denunciati a piede libero.

Le vittime e le conseguenze psicologiche

Le vittime, molte delle quali avevano passati di malattie gravi o di lutto, erano costrette a credere in poteri soprannaturali e a sottoporsi a trattamenti ingannevoli. Malatesta, che si presentava come un uomo di grande saggezza, aveva il potere di «liberare» le sue vittime da «demoni» e «negatività». Tuttavia, le donne erano isolate, costrette a lavorare e a subire abusi sessuali. Una delle vittime, che si definisce «monaca», racconta che Malatesta le obbligava a mangiare un pomodoro marcio fino al vomito per «darle una lezione». Le donne, spesso costrette a vivere in un ambiente di paura e controllo, avevano un senso di ribrezzo ma anche un sollievo illusorio, credendo di essere «salve» da malattie mortali e incidenti tragici.

La truffa ai danni dello Stato

Malatesta aveva ottenuto una pensione di invalidità per diabete, ma i carabinieri hanno scoperto che si presentava in carrozzina e stampelle durante le visite dell’Inps, mentre in realtà camminava senza problemi. Questa truffa aggravata ai danni dello Stato ha messo in luce l’estentorezza del sistema di manipolazione e sfruttamento che Malatesta aveva creato. La sua setta, che si presentava come un’esperienza spirituale, era in realtà un sistema di controllo e sfruttamento, con conseguenze devastanti per le vittime.

Le accuse e l’operazione Asmodeo

Il giudice Andrea Bonato ha mandato in carcere Malatesta con l’accusa di schiavitù, maltrattamenti, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Con lui sono stati arrestati tre presunti complici: il «monaco» Giulio Gibello, Paola Vit e Chiara Lisa, presidente e vice della fondazione «Fiore della Pace». L’operazione Asmodeo, dal nome del demone della cupidigia, dell’ira e della vendetta, ha portato alla chiusura della comunità di Almese e alla sequestro delle strutture. Le vittime, che hanno raccontato le loro esperienze in un memoriale, sono state finalmente liberate da un sistema di controllo e sfruttamento che ha durato anni.

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