Il decreto imballaggi approvato in Italia introduce un divieto generale sul monouso, ma concede deroghe significative per la filiera ortofrutticola. L’obbligo di compostabilità degli imballaggi in plastica non si applica a decine di prodotti come fragole, mirtilli, uva da tavola e mele mature, tra gli altri. La decisione, approvata in via definitiva dalla Camera il 1 ottobre 2026, ha suscitato reazioni critiche da parte di esperti e associazioni, che temono una riduzione della portata della misura e un ritardo nella transizione verso materiali alternativi.
Deroghe per frutta e verdura, un passo indietro
Le deroghe, introdotte in sede di conversione del decreto, escludono temporaneamente dall’obbligo di compostabilità un ampio elenco di prodotti ortofrutticoli preconfezionati. Tra questi figurano fragole, lamponi, mirtilli, uva da tavola, pesche, albicocche, kiwi, avocado, pere e mele mature. La scelta del governo, che ha previsto un periodo di transizione in attesa degli orientamenti della Commissione europea, ha suscitato critiche per aver ridotto la portata della misura e per aver spostato il problema nel tempo. Le deroghe non riguardano solo la frutta e la verdura, ma anche alcuni ortaggi come insalate, pomodori, broccoli e zucchine, nonché erbe aromatiche fresche e funghi coltivati. Gli imballaggi interessati dovranno essere certificati da organismi accreditati secondo la norma Uni En 13432 o standard europei equivalenti. Le sanzioni per le violazioni, che variano da 2.500 a 25mila euro, entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030.
Le imprese chiedono supporto concreto per la transizione
Patty L’Abbate, deputata del Movimento 5 Stelle e docente di Economia ecologica e Management, ha espresso preoccupazione per la scelta delle deroghe. “Le esigenze della filiera ortofrutticola sono reali e vanno ascoltate, ma la risposta non può essere rinviare”, ha affermato. Secondo la deputata, il governo deve mettere le imprese nelle condizioni economiche e tecnologiche di cambiare. L’Italia, ha sottolineato, ha sviluppato una filiera importante delle bioplastiche biodegradabili e compostabili certificate, con competenze, ricerca e capacità industriale che vanno sostenute.
Il Wwf: ridurre gli imballaggi a monte
Giorgio Bagordo, esperto del ciclo della plastica per il Wwf Italia, ha criticato la scelta del governo, sottolineando che la vera soluzione è ridurre l’immissione di imballaggi a monte. “Non è sufficiente cambiare il materiale degli imballaggi, ma è necessario ridurre il loro uso iniziale”, ha osservato. Il rischio, ha spiegato, è di considerare le bioplastiche compostabili una soluzione sufficiente al problema della dispersione dei rifiuti. “Anche perché, non è che se una busta compostabile di insalata finisce nell’ambiente si decompone da sola. Serve un procedimento apposito”, ha sottolineato Bagordo.
Il Wwf ha espresso la sua critica sul testo approvato, considerandolo poco ambizioso. L’esperto ha sottolineato che la via è quella della riduzione a monte, dunque il decreto in questa versione finale appare poco ambizioso. L’Italia, ha aggiunto, ha la possibilità di sviluppare una filiera alternativa, ma non è stato fatto abbastanza per sostenere questa transizione.



