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venerdì 2 Ottobre 2026

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La Defense Intelligence Agency rivede l’analisi militare: la volontà di combattere entra nel quadro

La Defense Intelligence Agency ha introdotto un nuovo framework per valutare la volontà di combattere, integrando fattori non tangibili come leadership e coesione.

La Defense Intelligence Agency (Dia), agenzia statunitense di intelligence militare, ha reso pubblico un documento che modifica radicalmente l’approccio all’analisi delle capacità militari. Il lavoro, intitolato “Analyzing Will to Fight”, propone un framework per valutare non solo le risorse tangibili, ma anche la volontà di combattere, un elemento cruciale ma spesso trascurato. L’obiettivo è integrare nella valutazione delle forze armate straniere fattori come leadership, coesione, cultura militare, sostegno degli alleati e percezione della minaccia. Questo cambiamento segue due lezioni recenti: il rapido collasso delle forze afghane e la resistenza ucraina dopo l’invasione russa.

La volontà di combattere non si misura solo con armi e tecnologia

La Dia ha sviluppato il nuovo framework per rispondere a una domanda fondamentale: quali missioni può effettivamente svolgere una forza militare in determinate circostanze? La risposta non può derivare esclusivamente dall’esame delle capacità tangibili, come il numero di velivoli o sistemi d’arma. Occorre considerare anche elementi immateriali, come la leadership, la coesione e la capacità di assorbire le perdite. La “will to fight” diventa così una componente essenziale dell’analisi, non un’alternativa all’approccio tradizionale.

La volontà di combattere è un fattore chiave per valutare l’efficacia di una forza armata.

Il documento, reso pubblico il 30 settembre, punta ad aiutare gli analisti a valutare una delle componenti più difficili da incorporare nell’analisi delle capacità militari. La Dia precisa che il framework serve a stabilire se, e in quale misura, la volontà di combattere costituisca uno dei principali fattori capaci di condizionare il comportamento di un attore, insieme alle altre variabili che determinano la capacità militare. Il metodo è pensato per essere applicato lungo l’intero spettro, dalla pace al conflitto armato, e tanto alle valutazioni sul presente quanto alle analisi previsionali.

Da Afghanistan a Ucraina: lezioni di guerra che hanno plasmato il nuovo approccio

L’origine del problema è meno teorica di quanto possa sembrare. La pubblicazione arriva nell’anno del quinto anniversario del ritiro americano dall’Afghanistan, un evento che ha sorpreso Washington per la velocità con cui le forze governative si disgregarono davanti all’avanzata talebana. Pochi mesi dopo, con l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, l’errore si verificò nella direzione opposta: la capacità di resistenza ucraina risultò superiore alle aspettative iniziali di una parte dell’intelligence statunitense.

La volontà di combattere ha dimostrato di essere un fattore decisivo in contesti di guerra.

Nel novembre 2024, l’allora direttore della Dia, il tenente generale Jeffrey Kruse, aveva indicato proprio questo punto parlando della valutazione americana sull’Ucraina: la determinazione degli ucraini a combattere era stata molto maggiore di quella stimata. È anche da questa esperienza che l’agenzia ha sviluppato una metodologia più strutturata per interrogare fattori che, a differenza del numero di velivoli o di sistemi d’arma, non possono essere ricavati semplicemente da un ordine di battaglia. Il framework scende infatti dalla dimensione politica fino a quella del singolo combattente.

Un approccio più rigoroso per evitare l’impressionismo

Per evitare che l’analisi scivoli nell’impressionismo, la Dia lega il nuovo framework agli standard fissati dall’Intelligence Community Directive 203, che richiedono argomentazioni strutturate, distinzione tra informazioni e giudizi analitici, valutazione delle incertezze e ricorso a evidenze osservabili, rendendo verificabile il percorso con cui l’analista arriva a una determinata conclusione. Le guerre degli ultimi anni hanno mostrato quanto possa essere fuorviante dedurre automaticamente l’esito di un conflitto dalla semplice somma delle capacità disponibili. La Dia non sostiene certo che la volontà sostituisca la massa, la tecnologia o la logistica, ma che anche la disponibilità a impiegare quelle capacità, assorbire le perdite, adattarsi e continuare a combattere deve diventare oggetto sistematico di intelligence.

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