Il Pentagono ha annunciato l’invio di una terza portaerei e di circa 10mila militari in Medio Oriente, in un contesto di tensioni crescenti con l’Iran. La mossa, resa nota dal Wall Street Journal, arriva dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di colpire l’Iran «molto duramente» se coinvolto nell’attacco durante il volo FlyDubai. L’operazione è parte di un piano per rafforzare la presenza americana nella regione e proteggere le infrastrutture energetiche degli alleati.
Un aumento di pressione contro l’Iran
Le forze armate USA hanno inviato altre due batterie di missili Patriot per proteggere gli impianti petroliferi e di gas in Arabia Saudita e Qatar, secondo quanto riferito da Axios. La decisione mira a rassicurare gli alleati sulla protezione delle infrastrutture energetiche strategiche, nel caso di un ripresa delle operazioni di combattimento contro l’Iran. Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran «si concluderà molto in fretta», sostenendo che Teheran è «pronta a cedere».
La guerra con l’Iran si avvicina a un climax
Il presidente USA ha affermato che gli Stati Uniti stanno «cercando di usare le buone maniere» con l’attuale leader iraniano, ma ha anche minacciato di «colpire molto duramente» l’Iran se coinvolto in attacchi. La mossa di inviare una terza portaerei e ulteriori truppe arriva in un momento in cui le tensioni sono al culmine, con l’attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz e il blocco aereo imposto dagli USA.
Sanzioni e sospensioni dei voli
Washington ha imposto sanzioni alla fine di settembre, invitando i Paesi terzi a non fornire servizi alle compagnie colpite, sotto la minaccia di escluderli dal sistema del dollaro. Come conseguenza, diversi Paesi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Iraq e Oman, hanno sospeso o limitato i voli con l’Iran. Teheran ha definito il blocco aereo «inumano e illegale», affermando che viola il diritto internazionale e la sovranità nazionale. La compagnia di bandiera Iraqi Airways ha ottenuto un’autorizzazione speciale per operare collegamenti con l’Iran, che riprenderanno nel corso di ottobre. Nonostante le sanzioni, i voli iraniani verso Cina, Russia e Turchia restano operativi. Le misure contro le compagnie aeree rientrano nell’operazione «Paria economico», lanciata da Washington per isolare finanziariamente l’Iran.
Accuse e risposte diplomatiche
Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore britannico a Teheran, Hugo Shorter, dopo le accuse mosse dal primo ministro britannico sul caso Fairford. Teheran ha espresso «la forte protesta» per l’approccio distruttivo del governo britannico. Inoltre, l’Iran ha rivolto un appello a Baghdad affinché revochi le restrizioni introdotte da diversi aeroporti iracheni, per ripristinare la normalità nei voli delle compagnie aeree. Le tensioni si fanno sempre più complesse, con l’attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz e le sanzioni che mettono in discussione la sovranità e la libertà di movimento dell’Iran. Il quadro si complica ulteriormente con l’offerta di accesso agli impianti bombardati da parte del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, in cambio di un allentamento delle sanzioni, sebbene la notizia non sia confermata ufficialmente.



