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venerdì 2 Ottobre 2026

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Giuseppe Graviano: “Mio nonno fece una società con Berlusconi”. Marina Berlusconi: “Ipocrisia giudiziaria”

Giuseppe Graviano afferma di aver saputo di una società tra nonno e Berlusconi. Marina Berlusconi denuncia ipocrisia giudiziaria.

Giuseppe Graviano, boss noto per le sue dichiarazioni in ambito giudiziario, ha affermato in un processo a Firenze che “mio nonno fece una società con Silvio Berlusconi”. L’annuncio, reso durante un interrogatorio in videoconferenza, ha suscitato reazioni forti da parte di Marina Berlusconi, moglie del magnate, che ha definito il processo un “monumento all’ipocrisia giudiziaria”. La testimonianza di Graviano, che ha parlato di investimenti e di un’ipotetica società tra il nonno e Berlusconi, ha acceso un dibattito su fatti non verificati e su una giustizia che, secondo la famiglia Berlusconi, non rispetta le regole.

Investimenti e ricchezze non confermati

Graviano ha raccontato che il nonno, Filippo Quartararo, avrebbe creato una società con Berlusconi nel 1969-70, con investimenti che avrebbero coinvolto “4-5 miliardi di lire” da parte del nonno e un totale di “20 miliardi di lire” dell’epoca. Secondo il boss, il 20% delle ricchezze prodotte da questi investimenti sarebbe tornato agli investitori, e la famiglia si sarebbe occupata delle restituzioni a “mio cugino Salvo”. Tuttavia, non ci sono prove documentate di tali transazioni, né di un’effettiva società tra i due uomini. La testimonianza, seppur dettagliata, rimane priva di supporto concreto.

Un processo senza riscontri

Marina Berlusconi ha sottolineato come, nonostante decenni di indagini e la revisione di migliaia di documenti, non ci sia alcuna prova di quegli incontri o di quei capitali. “Senza alcun riscontro – ha scritto in una lettera a ‘Il Giornale’ – si è permesso che le farneticanti dichiarazioni di uno stragista su incontri inesistenti e presunti capitali oscuri all’origine di Fininvest si trasformassero in un’ipotesi da prendere in considerazione”. La famiglia Berlusconi sostiene che il processo contro Baiardo, accusato di calunnia, sia un pretesto per indagare su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, senza rispettare le regole del diritto.

Graviano ha anche ricordato che, nel 1986, era latitante e ha ipotizzato un incontro con Berlusconi, ma non ha fornito prove di tale incontro. Inoltre, ha menzionato un appuntamento nel febbraio 1994 per formalizzare i nomi delle persone che dovevano entrare nelle società. Tuttavia, non esiste alcun documento o testimonianza che confermi l’esistenza di tali accordi. La sua testimonianza, seppur dettagliata, rimane una ricostruzione basata su ricordi e non su fatti verificati.

Un dibattito senza fine

La testimonianza di Graviano ha suscitato polemiche e dibattiti su come la giustizia si occupi di fatti non verificati. Marina Berlusconi ha sottolineato come, nonostante le indagini, non ci siano prove di quegli incontri o di quei capitali. “Peccato che decenni di indagini, una quantità sterminata di documenti passati al setaccio e verifiche di ogni genere abbiano sempre prodotto lo stesso risultato: di quegli incontri e di quei capitali non c’è alcuna prova, il nulla più assoluto”, ha scritto. La famiglia Berlusconi sostiene che il processo non rispetti le regole e che si tratti di un’ipocrisia giudiziaria. La situazione rimane complessa e senza riscontri concreti, con le dichiarazioni di Graviano che non trovano supporto in documenti o testimonianze. La famiglia Berlusconi, attraverso Marina, continua a denunciare un sistema giudiziario che, a suo parere, non rispetta le regole e permette a farneticazioni di essere considerate come ipotesi valide.

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