Una lettera pubblicata il 2 ottobre 2026 dal Corriere della Sera ha reso nota una posizione di Goffredo Bettini, leader del Pd, in cui chiede a Elly Schlein, segretaria del Pd, di abbandonare la difesa dell’Ucraina e rivalutare le «ragioni di Mosca», pur di mantenere il patto con Giuseppe Conte. La lettera, che sembra ispirata alle tesi del Cremlino, si colloca in un contesto di tensione tra il Pd e il M5S. Bettini, alla vigilia di una Direzione del Pd in cui Schlein intende fare piazza pulita di ogni voce critica, sembra voler dire alla segretaria che è necessario mollare le istanze più filo-ucraine per evitare un «assalto lavrovriano».
Una mediazione tra due poteri
La lettera di Bettini si colloca in un momento di tensione tra il Pd e il M5S. Il leader del Pd, infatti, sembra cercare un equilibrio tra le posizioni di Schlein e di Conte, pur scontentando entrambi. La mediazione, sebbene furbetta, si colloca in un contesto in cui il Pd cerca di rafforzare il suo controllo interno e il M5S non intende fare sconti. La lettera, inoltre, si colloca in un quadro in cui si riafferma che l’aggressione russa era da respingere, ma che subito si sarebbe dovuta intavolare una trattativa, che nessuno ha mai saputo bene come indicare.
La lettera di Bettini sembra ispirata alle tesi del Cremlino, con un tono che rivaluta le «ragioni di Mosca» e sprezza le posizioni di Zelensky. La sua posizione, sebbene non esplicitamente filorussa, si colloca in un contesto in cui si cerca un equilibrio tra le istanze di Schlein e quelle di Conte, pur scontentando entrambi. La mediazione, sebburata, si colloca in un momento in cui il Pd cerca di rafforzare il suo controllo interno e il M5S non intende fare sconti.
Un’alternativa al populismo
Bettini, con la sua lettera, sembra voler costruire un canale di comunicazione tra Schlein e Conte, anche a costo di scontentare entrambi. La sua posizione, sebbene non esplicitamente filorussa, si colloca in un contesto in cui si rivalutano le «ragioni di Mosca» e si sprezzano le posizioni di Zelensky. La lettera, inoltre, sembra ispirarsi a una retorica simile a quella del Pci degli anni Cinquanta, ma con un’aria di mediazione alta, laddove si tratta invece di uno spostamento persino valoriale. La lettera di Bettini non coincide con le posizioni del socialismo europeo, né con quelle dei laburisti inglesi, rilanciate da leader come Andy Burnham. La sua posizione, sebbene non esplicitamente filorussa, si colloca in un contesto in cui si cerca un equilibrio tra le istanze di Schlein e quelle di Conte, pur scontentando entrambi. La mediazione, sebburata, si colloca in un momento in cui il Pd cerca di rafforzare il suo controllo interno e il M5S non intende fare sconti.
La lettera di Bettini, sebbene non abbia un tono esplicitamente polemico, si colloca in un contesto di tensione tra il Pd e il M5S. Il leader del Pd, infatti, sembra cercare un equilibrio tra le posizioni di Schlein e di Conte, pur scontentando entrambi. La mediazione, sebburata, si colloca in un momento in cui il Pd cerca di rafforzare il suo controllo interno e il M5S non intende fare sconti. La lettera, inoltre, si colloca in un quadro in cui si riafferma che l’aggressione russa era da respingere, ma che subito si sarebbe dovuta intavolare una trattativa, che nessuno ha mai saputo bene come indicare.
La lettera di Bettini, sebbene non abbia un tono esplicitamente polemico, si colloca in un contesto di tensione tra il Pd e il M5S. Il leader del Pd, infatti, sembra cercare un equilibrio tra le posizioni di Schlein e di Conte, pur scontentando entrambi. La mediazione, sebburata, si colloca in un momento in cui il Pd cerca di rafforzare il suo controllo interno e il M5S non intende fare sconti. La lettera, inoltre, si colloca in un quadro in cui si riafferma che l’aggressione russa era da respingere, ma che subito si sarebbe dovuta intavolare una trattativa, che nessuno ha mai saputo bene come indicare.



