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venerdì 2 Ottobre 2026

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Salute

Nuove prestazioni sanitarie disponibili con la sanità pubblica, ma senza nuove risorse

Il governo ha aggiornato le prestazioni sanitarie disponibili con la sanità pubblica, ma non ha stanziato nuove risorse per le Regioni.

Il governo ha reso disponibili nuove prestazioni sanitarie attraverso un decreto del ministero della Salute, che aggiorna la lista delle cure e visite gratuite o con ticket che si possono effettuare con la sanità pubblica. Tra le novità ci sono screening neonatali, esami per mutazioni genetiche e trattamenti per patologie rare. Tuttavia, il decreto non prevede nuove risorse finanziarie per le Regioni, che dovranno adeguare i propri bilanci autonomamente. Questo potrebbe aggravare le disuguaglianze tra i sistemi sanitari regionali.

Le prestazioni aggiornate e le nuove patologie incluse

Il decreto prevede l’aggiunta di circa 800 nuove prestazioni, tra cure, visite e trattamenti, che prima erano disponibili solo privatamente. Tra le novità più significative ci sono gli screening neonatali, che permettono di identificare precocemente patologie rare come l’atrofia muscolare spinale (SMA) e altre malattie genetiche. Sono anche inclusi esami per mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, associati a un rischio elevato di tumori mammari. Le prestazioni saranno erogate sia in strutture pubbliche che private convenzionate.

Le Regioni dovranno adeguarsi autonomamente, senza nuove risorse

Secondo il decreto, le nuove prestazioni costeranno complessivamente 149,5 milioni di euro annui, ma non sono state stanziate risorse aggiuntive. Ciò implica che le Regioni dovranno modificare i propri bilanci per coprire i costi, senza supporto statale. Questo potrebbe portare a una maggiore disuguaglianza tra i sistemi sanitari regionali, con il rischio che alcune aree non possano offrire le nuove prestazioni a chi ne ha bisogno.

Le tariffe e i rallentamenti nell’aggiornamento

Le tariffe, che rappresentano il rimborso che lo Stato concede alle Regioni per le prestazioni, erano state ritenute troppo basse dalle strutture private convenzionate. Un ricorso presentato da associazioni di categoria aveva bloccato l’entrata in vigore del decreto, ma il governo ha introdotto un nuovo tariffario a partire da agosto. Con il nuovo decreto, sono state aggiornate le liste delle prestazioni, comprese quelle accumulate negli anni ma mai effettivamente disponibili. Le Regioni, che hanno competenza esclusiva in materia sanitaria, avevano già iniziato in autonomia a erogare alcune prestazioni, ma solo grazie a risorse proprie. L’aggiornamento delle prestazioni è parte del processo per sbloccare i cosiddetti livelli essenziali di assistenza (LEA), una lista di cure che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a offrire obbligatoriamente. L’ultimo aggiornamento risaliva al 2017, ma per anni era rimandato per mancanza di finanziamenti.

Le patologie rare e le esenzioni dal pagamento

Le nuove prestazioni includono anche l’inserimento di patologie rare nell’elenco delle malattie che danno diritto all’esenzione dal pagamento. Tra queste ci sono le encefalopatie di sviluppo ed epilettiche, la malattia di Kawasaki (solo per alcune classi di rischio) e la sindrome sistemica da aumentata permeabilità capillare. Le persone affette otterranno quindi l’esenzione automatica per le cure necessarie. Il decreto ha anche aggiornato le prestazioni legate ai disturbi dell’alimentazione, prevendo cicli di psicoterapia individuale e collettiva per un massimo di venti sedute all’anno. L’aggiornamento delle prestazioni è parte di un processo più ampio per migliorare l’accesso alle cure, ma la mancanza di risorse potrebbe limitarne l’effettiva disponibilità.

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