Fontanafredda, una delle più antiche tenute del Barolo in Piemonte, ha reso esplicito il ruolo dei conferitori nella sua produzione vinicola. L’azienda, situata a Serralunga d’Alba, coltiva 120 ettari di vigneti biologici e collabora con una rete di agricoltori che forniscono uve per la produzione di Barolo e altri vini. Questo modello di lavoro, che unisce la proprietà aziendale e le parcelle esterne, rappresenta un’evoluzione nella gestione del territorio e nella qualità del prodotto. La collaborazione con i conferitori non è solo una pratica agricola, ma un’importante componente del processo decisionale che influisce direttamente sulle caratteristiche del vino.
Un’eredità che richiede una lettura attenta
La storia di Fontanafredda, che risale al 1858, è legata a nomi storici come Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana. Oggi, la proprietà è gestita da Oscar Farinetti e soci, e la sua notorietà non è più un vantaggio, ma un’obbligazione. Come sottolinea l’enologo Giorgio Lavagna, la fama del luogo non può sostituire la conoscenza delle uve e delle annate. La sfida è legata alla capacità di interpretare le differenze tra le diverse parcelle, sia quelle aziendali che quelle dei conferitori, e di tradurle in un vino coerente e di alta qualità.
Fontanafredda racconta di aver mappato i propri vigneti per studiarne le differenze: un lavoro che permette di leggere con maggiore precisione ciò che cambia da una vigna all’altra, prima di decidere come tradurlo nel vino. Questo approccio è cruciale per mantenere la coerenza del prodotto, anche quando si lavora su una scala ampia e con uve provenienti da molte fonti. La mappatura dei vigneti è un passo fondamentale per prendere decisioni informate.
La sostenibilità e la gestione del territorio
La conversione dei vigneti aziendali al biologico è iniziata nel 2015 e la prima vendemmia certificata è stata quella del 2018. Fontanafredda pubblica un bilancio di sostenibilità e ha ottenuto la certificazione Equalitas «Organizzazione Sostenibile». Questi passi non sono solo una scelta ambientale, ma un’azione concreta che influisce sulle scelte quotidiane e sul rapporto con gli agricoltori. La sostenibilità è un aspetto integrato nella gestione del territorio.
La collaborazione con i conferitori implica un’attenzione particolare alle condizioni di ogni singola parcelle. Ogni uva, proveniente da un terreno diverso, ha caratteristiche uniche che devono essere rispettate e integrate nel processo produttivo. L’enologo Lavagna, insieme a Andrea Moser e Marco Corso, ha condotto una serie di interviste per esplorare come Fontanafredda gestisce questa complessità. L’obiettivo è trovare una voce riconoscibile per il Barolo, anche quando si lavora su una scala ampia e con uve provenienti da molte fonti. Questo modello di lavoro rappresenta un esempio di come la tradizione vinicola possa evolversi, mantenendo intatto il legame con il territorio e con le persone che lo abitano. La collaborazione con i conferitori non è solo una pratica agricola, ma un’importante componente del processo decisionale che influisce direttamente sulle caratteristiche del vino.
- Fontanafredda coltiva 120 ettari di vigneti biologici.
- La tenuta collabora con una rete di agricoltori.
- La conversione al biologico è iniziata nel 2015.
- Fontanafredda ha ottenuto la certificazione Equalitas.
La serie di interviste condotte da Sur Lies offre un’occasione per approfondire le scelte e le sfide di un’azienda vinicola che si confronta con le complessità del mercato e del territorio. La collaborazione con i conferitori non è solo una pratica agricola, ma un’importante componente del processo decisionale che influisce direttamente sulle caratteristiche del vino.



