Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta riconsiderando il caso Watergate, un evento che ha segnato un momento cruciale nella storia politica americana. L’interesse per il caso, che ha portato al ritiro del presidente Richard Nixon nel 1974, sembra essere in aumento, con un focus particolare su una lettura revisionista che vede Nixon come vittima di un potere occulto. Questo interesse si colloca in un contesto politico in cui il presidente attuale, Donald Trump, sta cercando di trovare paralleli tra il passato e le inchieste che lo riguardano. Il focus è su una verifica preliminare per stabilire se i procuratori che indagarono su Nixon abbiano commesso abusi o irregolarità.
Un interesse crescente per una lettura revisionista
Geoff Shepard, un ex collaboratore della Casa Bianca di Nixon, ha recentemente sostenuto che la squadra del procuratore speciale avrebbe avuto comportamenti impropri, tra cui incontri riservati con i giudici e la mancata consegna di elementi potenzialmente favorevoli agli imputati. La sua tesi, che vede Nixon come vittima del “deep state”, ha trovato nuovo ascolto a Washington, in un clima in cui la destra americana sta cercando di riconsiderare la storia del Watergate. Questa visione contrasta con quella consolidata dalle indagini, dagli atti del Congresso e dalle registrazioni della Casa Bianca. La tesi di Shepard ha trovato un nuovo ascolto in un contesto politico in cui la destra americana cerca di riconsiderare la storia del Watergate.
Le origini del Watergate e il ruolo dei giornalisti
Il caso Watergate è nato da un’inchiesta del Washington Post condotta dai giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein. Dopo l’arresto, il 17 giugno 1972, di cinque uomini entrati negli uffici del Comitato nazionale democratico nel complesso del Watergate a Washington, i due reporter hanno ricostruito i legami con il comitato per la rielezione di Nixon, portando alla luce un sistema più ampio di operazioni clandestine e tentativi di insabbiamento. Le successive indagini del Congresso e della magistratura hanno confermato molti degli elementi emersi sulla stampa, portando alla scoperta delle registrazioni segrete effettuate da Nixon alla Casa Bianca.
Proprio quei nastri hanno fornito alcune delle prove più pesanti sul coinvolgimento del presidente nel tentativo di ostacolare l’inchiesta. La registrazione, detta “smoking gun tape”, ha documentato il suo coinvolgimento nei tentativi di ostacolare le indagini sullo scasso. Nixon si è dimesso l’8 agosto 1974, dopo che la commissione Giustizia della Camera aveva approvato tre articoli di impeachment per ostruzione della giustizia, abuso di potere e oltraggio al Congresso. Le registrazioni segrete di Nixon hanno fornito prove decisive sul suo coinvolgimento nel tentativo di ostacolare l’inchiesta.
Il nuovo interesse per il caso Watergate ha anche una forte valenza politica. Negli ultimi mesi, Nixon è diventato un riferimento per una parte dell’area trumpiana, che vede nella sua vicenda un precedente delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto Donald Trump. A giugno, il vicepresidente JD Vance, parlando alla Richard Nixon Presidential Library in California, ha minimizzato la portata del Watergate, sostenendo che, se accadesse oggi, «sarebbe una notizia da 12 ore». Poi ha tracciato esplicitamente il parallelo con Trump: «Se guardate a come il deep state ha abbattuto Richard Nixon, non è poi così diverso da ciò che gli stessi gruppi di persone, le stesse istituzioni, hanno cercato di fare a Donald Trump durante la sua prima amministrazione».
Per ora, però, non emerge alcuna revisione ufficiale delle conclusioni sul Watergate né una vera “riabilitazione” di Nixon: c’è soltanto una verifica preliminare sulle accuse mosse contro i procuratori dell’epoca. L’interesse per il caso, tuttavia, sembra essere in aumento, con un focus su una lettura revisionista che potrebbe influenzare il dibattito politico contemporaneo.



