Oltre 10mila distributori hanno aderito al price cap sui carburanti, con il 51,7% degli impianti che pratica un prezzo della benzina inferiore a 2 euro al litro e il 52,2% del gasolio sotto i 2,20 euro. Il dato, reso noto dal Mimit, segna un riscontro di gran lunga superiore alle previsioni, con il price cap che ha superato la metà della rete nazionale in pochi giorni. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha commentato l’andamento positivo del programma, che ha visto un’adesione maggiore di quanto si aspettasse.
Prezzi in aumento e inflazione al 4,2%
La guerra in Medio Oriente sta determinando fortissimi aumenti di prezzi e tariffe in tutti i settori, con impatti diversi per i cittadini. Il Codacons ha realizzato uno studio che analizza l’andamento dei prezzi al dettaglio nel 2026 e le ripercussioni per le tasche delle varie tipologie di consumatori. Sulla base dell’inflazione acquisita dall’Istat per l’intero 2026, l’impatto dei rincari scattati dall’inizio del conflitto porterà un pensionato che vive da solo a spendere in totale 667 euro in più rispetto allo scorso anno a parità di consumi.
Per una famiglia con due figli, l’aumento della spesa annua raggiunge i 1.415 euro, con un impatto che varia in base alla composizione del nucleo familiare e alla fonte principale di reddito. Il Codacons ha evidenziato che i rincari di prezzi e tariffe hanno un peso diverso a seconda del lavoro svolto e della condizione economica della famiglia. Ad esempio, un disoccupato si ritroverebbe a spendere a fine 2026 +701 euro, mentre un imprenditore o libero professionista dovrà mettere in conto un aumento di +1.616 euro.
Stangata da oltre 1.400 euro per una famiglia con due figli
Per una famiglia mono-genitoriale, la spesa annua risulterà più elevata di 976 euro, che salgono a +1.281 euro per una coppia con un figlio. L’impatto economico varia notevolmente in base alla condizione professionale del capofamiglia, con differenze significative tra un operaio e un dirigente. Questo perché a redditi diversi corrispondono diverse capacità d’acquisto e una differente spesa annua per consumi, spiega il Codacons. Al contempo, alcuni settori registrano un calo dei prezzi. Il burro, ad esempio, ha visto un calo del -14,3% su base annua, mentre gli agrumi freschi sono scesi del -6,7%. Le tariffe aeree, invece, sono in diminuzione: i biglietti dei voli nazionali calano del -12,6%, quelli per i voli internazionali del -4,4%. Questi dati, però, non compensano l’aumento generale dei prezzi, che colpisce in modo diverso le diverse tipologie di famiglia.
Per una famiglia con un figlio, l’aumento della spesa annua raggiunge i 1.281 euro, mentre per una coppia senza figli dovrà mettere in conto 1.167 euro in più a fine anno. Il Codacons ha anche evidenziato che i rincari di prezzi e tariffe hanno un peso diverso a seconda della fonte principale di reddito di una famiglia. Un disoccupato si ritroverebbe a spendere a fine 2026 +701 euro, che diventano +936 euro se lo stipendio principale in casa è quello di un operaio.
La situazione economica si complica ulteriormente con l’aumento dei prezzi di alcuni beni tecnologici, come supporti di registrazione e accessori per l’informazione e la comunicazione. Questi prodotti hanno visto un incremento del 92,1% e del 39,6% rispettivamente, con effetti diretti sui consumi delle famiglie. Al tempo stesso, i combustibili liquidi registrano un incremento del +38,5%, seguito da carburante diesel (+34,9%), benzina (+21,8%) e elettricità (+19,3%).



