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domenica 4 Ottobre 2026

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Politica

Landini torna in piazza: per l’88% dei lettori la Cgil fa solo opposizione politica

Sondaggio: l’88% dei lettori vede la Cgil come partito contro il governo, non sindacato.

Il 14 ottobre, la Cgil Toscana ha proclamato un nuovo sciopero generale regionale, in solidarietà con 36 persone citate a giudizio per i fatti del 3 ottobre 2025 a Massa. L’evento, che si svolgerà in piazza, segna un ulteriore passo nella mobilitazione sindacale, ma non solo. Secondo un sondaggio condotto su 1.563 partecipanti, l’88% dei lettori ritiene che la Cgil stia svolgendo soprattutto un ruolo di opposizione politica all’esecutivo, assimilandola a un «partito contro il governo». Solo l’1% considera le proteste una normale attività sindacale, mentre il 10,9% preferisce distinguere tra difesa dei lavoratori e scontro politico.

La Cgil e il rischio di sguarnirsi

La scelta di Landini di tornare in piazza, dopo un periodo di tensione sociale, ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre alcuni vedono un ulteriore atto di protesta, altri temono che il sindacato si stia allontanando dal suo scopo principale: difendere i lavoratori. Il rischio, come sottolineato da un commento, è il più antico della politica: voler occupare ogni piazza e finire per lasciare sguarnita la propria missione.

La mobilitazione a Massa, il 3 ottobre 2025, fu solo un pezzo di una più ampia protesta che portò il caos in mezza Italia. Il corteo pro-Pal, che si concluse con l’occupazione dei binari e la blocco della circolazione ferroviaria, rappresentò un momento di forte tensione. Tre giorni dopo, il 17 ottobre, Landini tornerà a Roma con una nuova piazza nazionale, questa volta con Via Maestra come punto di riferimento. L’evento si estenderà a temi come fisco, salari, precarietà, sanità e sicurezza, con un’attenzione particolare alle guerre.

Un movimento che va oltre la piazza

La strategia di Landini sembra mirare a un confronto diretto con il governo Meloni, ma il perimetro si allarga sempre di più. Il segretario generale della Cgil, però, deve fare i conti con una domanda cruciale: a nome di chi parla? Quando un sindacato pretende di avere una parola su tutto, i lavoratori iniziano a chiedersi non solo che cosa stia dicendo, ma soprattutto a nome di chi. Il dibattito interno alla Cgil si fa sempre più acceso. Mentre alcuni sostengono che la mobilitazione deve rimanere un’arma di pressione, altri temono che si stia trasformando in una forma di opposizione politica senza fine. Il 10,9% dei lettori, in particolare, preferisce un approccio più equilibrato: difendere i lavoratori senza trasformare ogni vertenza in un scontro politico.

La Cgil, con il suo ruolo di opposizione, si trova ad affrontare una sfida non solo politica, ma anche identitaria. Il rischio è di perdere di vista la sua missione originaria, quella di rappresentare i lavoratori e non solo di contestare le decisioni del governo. La strada che Landini sceglie potrebbe definire non solo il futuro del sindacato, ma anche il ruolo che il movimento sociale avrà nel dibattito politico italiano.

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