Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli, ha raccontato durante un viaggio in Israele il progetto di una fabbrica della Fiat vicino alla Striscia di Gaza, un’idea che suo nonno aveva discusso con Arafat e Peres. L’obiettivo era generare occupazione e crescita economica per sostenere la convivenza tra i due popoli. Il progetto, però, non è mai andato in porto, schiacciato da violenze e attentati. Elkann vede in quel tentativo un modello ancora attuale, un esempio di convergenza che potrebbe ispirare nuove soluzioni per la pace nel Medio Oriente.
Un’idea di Gianni Agnelli per la coesistenza
Il progetto, che Elkann ha descritto durante un’intervista, nasce da un’idea di Gianni Agnelli, il fondatore della Fiat. L’obiettivo era costruire una fabbrica al confine tra Israele e la Striscia di Gaza, un’ipotesi che il nonno aveva discusso con Arafat e Peres. «Quando ero bambino vedevo le foto di mio nonno con Peres e Arafat», ha ricordato Elkann. «L’intelligenza di mio nonno stava nel voler costruire una fabbrica della Fiat al confine fra Israele e la Striscia di Gaza: si videro e ne parlarono, tutti e tre, a Cernobbio e poi a Roma». L’idea era di creare occupazione e crescita economica per sostenere la convivenza tra i due popoli.
Il progetto fallì, ma il modello resta
Nonostante l’ambizione e l’impegno, il progetto non è mai andato in porto. «Allora fallì, schiacciato da violenze e attentati», ha ammesso Elkann. Tuttavia, il tentativo è visto come un esempio di convergenza che potrebbe ispirare nuove soluzioni per la pace. Forse c’è un esempio di convergenza a cui rifarsi, ha sottolineato. Per Elkann, la chiave per la pace sta nella capacità di contrapporre il confronto all’odio: «In un mondo segnato dall’odio, far emergere il dialogo significa avere il coraggio di battersi contro ogni estremismo».
Il 7 ottobre, data in cui Elkann è nato e si è sposato, ha un significato personale e simbolico. «Per me dunque il 7 ottobre rappresenta gioia e dolore», ha detto. L’esperienza di viaggio in Israele, durante il decennale della scomparsa di Shimon Peres, ha rafforzato la sua convinzione che la strada per la pace passi attraverso l’ascolto e la ricerca di interlocutori dall’altra parte che credano nella coesistenza. La strada, secondo il nipote dell’Avvocato, passa dalla volontà di «diluire la rabbia», ascoltando e cercando con costanza interlocutori dall’altra parte che credano nella coesistenza.
Elkann ha anche espresso la sua posizione su estremisti e violenze. «Parlando da ebreo, non mi piacciono gli estremisti sui fronti opposti. Gli estremisti, ebrei o musulmani, non aiutano a trovare soluzioni», ha sottolineato. «Fino a quando non prevarrà la decisione di estirpare la rabbia, dentro entrambi i campi, non ci potrà essere riconciliazione». Queste parole riflettono una visione di pace basata su dialogo, ascolto e rifiuto dell’estremismo, un’idea che sembra ancora oggi più che mai necessaria nel Medio Oriente.
Il progetto di una fabbrica della Fiat vicino alla Striscia di Gaza, pur non essendo mai realizzato, rimane un simbolo di speranza e di tentativo di costruire ponti tra popoli in conflitto. L’esperienza di Elkann, che ha visto l’idea nascere da un’idea di Gianni Agnelli e che ha seguito il suo percorso, rappresenta un esempio di come l’impegno per la pace possa nascere da un’idea audace e visionaria.



