Un uomo di 45 anni di Salerno è stato condannato definitivamente per truffa aggravata da 248mila euro a danni della Banca di credito cooperativo di Aquara. La sentenza, emessa dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione, ha respinto il ricorso dell’imputato, confermando la decisione della Corte d’appello di Salerno del 2 febbraio scorso. L’uomo aveva indotto l’istituto di credito a versare la somma inserendo un falso mandato Sdd, il sistema di addebito diretto europeo, nell’area del servizio di home banking.
Falso mandato Sdd e mancato pagamento di vini
Secondo la ricostruzione accolta nei primi due gradi di giudizio, il 6 dicembre 2017 l’imputato aveva presentato un pagamento come corrispettivo di una fornitura di vini che non era mai avvenuta. Una email della ditta di spedizione, acquisita agli atti, attestava che la merce indicata nel documento di trasporto non era mai arrivata in magazzino. Il sistema Sdd, utilizzato per l’addebito diretto, è stato sfruttato per ingannare l’istituto di credito, che ha versato la somma senza verificare la validità del mandato. La Cassazione ha respinto tutti i motivi della difesa. L’imputato aveva contestato il mancato rinvio dell’udienza d’appello, l’utilizzo di una testimonianza indiretta senza l’ascolto del teste diretto, il riconoscimento dell’aggravante del danno di rilevante gravità e la mancata prescrizione del reato. I giudici hanno ribadito che il danno è oggettivamente ingente e non dipende dalle condizioni economiche della banca.
Prescrizione e sospensione del reato
La Cassazione ha applicato il regime di sospensione introdotto dalla riforma Orlando per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019. Sono state calcolate 543 giorni di sospensione, con il termine che scadrà solo il primo dicembre 2026. La sentenza ha chiarito che l’aggravante del danno di rilevante gravità non è rilevante se il danno è oggettivamente ingente, come nel caso di specie.
La banca ha subito un danno economico significativo. L’episodio mette in luce la necessità di controlli più rigorosi e di sensibilizzazione dei clienti sui rischi legati all’uso di strumenti digitali. La condanna definitiva rappresenta un ulteriore esempio di come i sistemi di pagamento automatizzato possano essere sfruttati per truffe finanziarie. La sentenza ha confermato la validità delle procedure legali e ha sottolineato l’importanza di una corretta applicazione delle normative in materia di prescrizione e aggravanti. L’episodio potrebbe servire come monito per altre istituzioni finanziarie, che dovranno rafforzare le misure di sicurezza e di verifica per prevenire simili truffe.



