Oggi, a Madonna di Campiglio, una delle località montane più costose d’Italia, il prezzo per metro quadrato supera i 10mila euro, con un aumento del 10 per cento rispetto a un anno fa. Questo segnale di interesse crescente per le proprietà in montagna si osserva in diversi comuni, dove la domanda di immobili è in aumento, spesso accompagnata da un incremento dei prezzi. Tuttavia, in altri piccoli comuni, si registrano cali significativi della richiesta, con conseguenze di spopolamento e abbandono di case.
Un caldo che ha cambiato le abitudini
Il caldo delle ultime estati, in particolare di quella appena conclusa, ha spinto molte persone a rivalutare la montagna non solo come meta turistica, ma anche come luogo dove acquistare una casa da usare sia durante le ferie che nel resto dell’anno. La possibilità di lavorare a distanza ha reso la montagna una scelta attraente per chi cerca un ambiente più tranquillo e vicino alla natura. Questo trend ha portato a un incremento della domanda, soprattutto in località che mantengono un turismo consolidato e prezzi accessibili.
La domanda cresce in località con turismo sostenibile e accessibilità.
Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it, ha spiegato che i picchi di domanda dipendono soprattutto da una diminuzione del numero di case disponibili sul mercato. Immobiliare.it Insights misura la domanda in base al numero di contatti ricevuti dagli annunci: se in un posto ci sono poche case in vendita, queste ricevono più richieste e la domanda risulta più alta. A Sestriere, in Piemonte, la domanda è cresciuta del 42 per cento, mentre a Cogne e Valtournenche, in Valle d’Aosta, l’aumento è stato quasi del 25 per cento. A Pinzolo e a Courmayeur, l’aumento è stato più limitato, ma comunque superiore al 15 e all’8 per cento rispettivamente. Al contrario, in comuni come Livigno e Tre Ville, la richiesta è calata del 28 e del 36 per cento. Questi dati evidenziano una situazione non uniforme nel mercato immobiliare montano, con differenze significative tra le località.
Le case abbandonate e il problema dello spopolamento
Mentre in alcune località la domanda cresce, migliaia di piccoli comuni sono pieni di case scarsamente utilizzate o abbandonate, affrontando da anni il problema dello spopolamento. Questo fenomeno riguarda soprattutto alcune mete che si erano sviluppate negli anni Settanta, con la costruzione di alberghi, stazioni sciistiche e complessi abitativi. Tuttavia, la riduzione della stagione sciistica e la dismissione degli impianti, causate dall’aumento delle temperature, hanno ridotto l’attrattività di queste località.
Le famiglie italiane hanno abbandonato il modello turistico tradizionale.
Le famiglie italiane hanno anche cambiato le loro abitudini in fatto di vacanze, abbandonando il modello turistico dei lunghi soggiorni poco lontano da casa. Oggi, chi acquista una casa in montagna per andarci d’estate tende a preferire borghi e costruzioni in pietra, lasciando spesso inutilizzati gli appartamenti nei villaggi turistici. La situazione del mercato immobiliare in montagna non è quindi omogenea: mentre in alcune località la domanda aumenta, in altre si registrano cali significativi, con conseguenze di abbandono e spopolamento. La domanda crescente, però, continua a interessare le località che mantengono un turismo consolidato e prezzi accessibili, come ha sottolineato Alessandro Ghisolfi, responsabile del centro studi di Abitare Co.



