La discarica prevista a Stallaini, nel territorio di Noto, ha suscitato preoccupazioni e proteste tra cittadini, ambientalisti e studiosi. L’impianto, che potrebbe occupare 614.000 metri cubi, si trova a soli 350 metri dalla Riserva naturale di Cavagrande del Cassibile e a 80 metri dal fiume Manghisi. Maria Vernali e Michele Mangiafico, attivisti e rappresentanti di movimenti ambientalisti, hanno espresso un forte allarme per l’impatto potenziale su un territorio carsico e fragile, che custodisce un patrimonio idrogeologico inestimabile. La discarica, avallata dalla Regione Siciliana, potrebbe compromettere l’acqua pura che alimenta sorgenti e centri vicini come Avola e Siracusa.
Il rischio non è solo ambientale, ma anche economico. Il distretto, che vive di turismo pulito e agricoltura biologica, potrebbe subire danni irreparabili. L’impatto potrebbe estendersi a tutta la regione, con conseguenze a lungo termine per la salute e l’economia locale. Gli attivisti chiedono un intervento immediato e un coinvolgimento delle forze politiche locali per proteggere l’integrità del territorio.
Un sistema idrogeologico fragile
Il territorio dell’altopiano ibleo è caratterizzato da calcari puri e altamente permeabili, che costituiscono un sistema idrogeologico unico e vitale per la regione. In un contesto di crisi idrica, questa risorsa è ancora più preziosa. Tuttavia, la discarica potrebbe metterla a rischio. Il percolato, se dovesse superare le barriere protettive, si infiltrerebbe nelle fratture carsiche di Contrada Stallaini, contaminando l’acqua e mettendo in pericolo la salute pubblica. L’impatto non sarebbe solo sotterraneo, ma potrebbe estendersi anche all’atmosfera, con emissioni di miasmi e polveri trasportate dai venti dominanti verso la costa. La discarica potrebbe compromettere l’acqua pura che alimenta sorgenti e centri vicini. Il percolato, se dovesse superare l’usura o il danneggiamento delle geomembrane artificiali, non costituirebbe più l’efficace barriera protettiva prevista dal progetto. Il rischio di disastro ambientale incalcolabile è stato sottolineato da esperti e attivisti, che hanno messo in guardia contro le conseguenze a lungo termine per la salute e l’economia locale.
Un progetto scellerato e una burocrazia in silenzio
Le dichiarazioni di Vernali e Mangiafico denunciano un grave disallineamento tra le posizioni politiche e le decisioni concrete. Nonostante le proteste e le interviste, i partiti che sostengono il governo Schifani non hanno bloccato il progetto. Il decreto del 9 luglio 2026, con il via libera al progetto della SoAmbiente srl, ha suscitato indignazione. “La burocrazia di Palermo ha firmato in silenzio la condanna a morte dell’altopiano ibleo”, hanno scritto gli attivisti. La Regione Siciliana, attraverso il presidente Renato Schifani, è stata accusata di aver dato il via libera a un progetto che mette a rischio un’area di grande valore ambientale e economico.
La Regione Siciliana è stata accusata di aver dato il via libera a un progetto pericoloso. Gli attivisti chiedono un intervento immediato e un coinvolgimento delle forze politiche locali per proteggere l’integrità del territorio. L’appello è rivolto a chiunque si prenda cura dell’ambiente e della salute pubblica, con l’obiettivo di salvaguardare un territorio unico e fragile.



