Gianluca Soncin, 52 anni, imputato per l’omicidio della sua ex fidanzata Pamela Genini, ha espresso in aula a Milano parole di dolore e responsabilità. “Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori”, ha detto l’uomo, mentre le famiglie della vittima e i legali attendono una giustizia che risponda al dramma. L’imputato ha chiesto scuse alla famiglia di Pamela, ma le sue dichiarazioni sono state considerate insufficienti e inopportune da parte dei difensori. Le scuse sono state rifiutate come “parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla”.
Un gesto di violenza e controllo
L’avvocato Nicodemo Gentile, rappresentante della madre di Pamela, ha commentato le dichiarazioni di Soncin, affermando che “sono molto tardive”. Ha ricordato che Pamela, prima dell’omicidio, aveva implorato l’uomo di non ucciderla. “Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare”, ha aggiunto. L’avvocato ha anche sottolineato che Soncin “poteva evitare di leggere quel foglietto scritto da chissà chi” e che “non ha convinto nessuno”.
L’imputato, che ha commesso l’omicidio il 14 ottobre dell’anno scorso, ha aggredito Pamela mentre era al telefono con l’ex, colpendola con 76 fendenti. “Dimostreremo come Pamela, prima dell’omicidio, era sotto pressione perché la minacciava con dei coltelli”, ha spiegato il legale, sottolineando che l’omicidio è stato definito “tremendo” e “un femminicidio”. L’avvocato ha anche descritto Soncin come un “uomo corroso dal delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica”.
Le famiglie attendono giustizia
Il fratello di Pamela, Nicola, è presente in aula e ha espresso il suo disappunto per le scuse dell’imputato. L’avvocato Sara Sontoli, che lo rappresenta insieme alla sorella Veronica, ha affermato che le scuse di Soncin sono “inopportune, ma non ho ancora avuto modo di discutere con Nicola che non se la sente ancora di parlare”. La famiglia di Pamela, attraverso i legali, attende una risposta concreta e una giustizia che rispetti il dolore e la memoria della vittima.
Il processo, che si svolge a Milano, continua con l’audizione dei testimoni e con l’analisi delle prove che potrebbero portare a una condanna definitiva. La famiglia di Pamela, attraverso le dichiarazioni dei legali, cerca una verità che non si fermi alle parole, ma si traduca in un giudizio che rispetti la gravità del crimine commesso. La madre di Pamela ha espresso il suo disappunto per le scuse di Soncin, sottolineando che “non ha convinto nessuno”. L’imputato, in carcere, ha espresso un senso di responsabilità, ma le sue parole non hanno convinto i familiari della vittima. La famiglia attende una giustizia che non si limiti alle dichiarazioni, ma si traduca in un giudizio concreto.



