Nei primi nove mesi del 2026, le startup europee del settore difesa hanno raccolto circa 7,4 miliardi di dollari, un incremento significativo rispetto ai 1,5 miliardi del 2025. Tuttavia, gli investimenti restano concentrati in paesi come Germania, Regno Unito e Finlandia, mentre l’Italia non compare neppure nel report. Questo fenomeno non indica una mancanza di tecnologie o imprese innovative, ma riflette una serie di fattori strutturali che limitano la crescita del settore in Italia.
Investimenti in defense tech: un mercato concentrato
Secondo il rapporto annuale “State of Defence Tech” di Dealroom, il settore difesa tech europeo ha registrato un incremento esponenziale, con un totale di circa 10,5 miliardi di dollari previsti per l’anno. La crescita è trainata da pochi grandi round, che rappresentano più del 85% del totale. Tra i più significativi, si segnala la Serie E di Helsing, che ha raccolto 1,8 miliardi di dollari, e Quantum Systems, con 1,2 miliardi. In Italia, invece, i dati restano scarsamente rappresentati, anche se esistono casi significativi come il round da 18 milioni di euro di Algorithmiq.
Le differenze tra Italia e altri paesi europei
Il mercato italiano del venture capital è meno sviluppato rispetto a paesi come Germania o Regno Unito, dove gli investimenti in difesa tech sono sostenuti da un ecosistema più maturo. Inoltre, i fondi italiani tendono a essere più piccoli e a disporre di risorse limitate per supportare le fasi successive alla nascita di un’impresa. Questo è particolarmente critico nel settore difesa, dove la transizione dalla sperimentazione alla produzione su larga scala richiede investimenti molto più consistenti.
Un altro fattore chiave è la domanda pubblica. In Italia, le prospettive di spesa per la difesa sono spesso incerte, con annunci, rinvii e ripensamenti che riducono la certezza per gli investitori. Al contrario, in paesi come Germania e Regno Unito, la spesa pubblica è più determinata e garantita, rendendo più appetibile l’investimento. Questo elemento ha contribuito non poco ai numeri record registrati in quelle nazioni.
Un modello diverso per l’Italia
Sebbene l’Italia non compaia nei dati principali, non è fuori dalla partita. Le imprese italiane del settore difesa trovano spesso opportunità attraverso la collaborazione con grandi gruppi industriali. L’esempio di Fincantieri, che ha acquisito WSense, Graal Tech, Defcomm e Next Geosolutions, dimostra come le tecnologie sviluppate da startup possano crescere grazie a un supporto diretto da parte di aziende consolidate. Questo modello, pur diverso da quello europeo, ha dimostrato efficacia e rappresenta una via alternativa per la crescita. Nonostante i limiti, l’Italia possiede competenze forti nel settore dual-use, che non è incluso nei dati del rapporto. La mancanza di un mercato del venture capital sviluppato e la scarsità di fondi specializzati nelle fasi di crescita rappresentano i principali ostacoli. Tuttavia, con una strategia mirata e un supporto pubblico più stabile, il settore potrebbe trovare un suo spazio nel panorama europeo.



