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lunedì 5 Ottobre 2026

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L’educazione sessuo-affettiva e il dibattito sulla sovranità educativa

L’educazione sessuo-affettiva e il dibattito sulla sovranità educativa: un documento delle Nazioni Unite diventa programma scolastico senza consenso.

La questione dell’educazione sessuo-affettiva, in particolare l’introduzione delle Linee Guida Tecniche Internazionali sull’Educazione Sessuale, ha acceso un dibattito acceso in Italia e in altri Paesi. L’argomento, spesso legato a casi di violenza di genere come il femminicidio, ha portato a una richiesta di maggiore sensibilizzazione e formazione nelle scuole. Tuttavia, il dibattito non riguarda solo l’effettiva necessità di insegnare contenuti sessuali ai bambini, ma anche la sovranità educativa e la legittimità delle decisioni prese da organismi internazionali. Il documento, pubblicato nel 2018 da sei agenzie delle Nazioni Unite, è diventato un programma scolastico senza che nessuno ne abbia chiesto il parere.

Un documento che non è legge, ma diventa programma

Le Linee Guida Tecniche Internazionali sull’Educazione Sessuale, conosciute anche come CSE (Comprehensive Sexuality Education), non sono una legge, ma un documento educativo che raccomanda contenuti specifici per fasce d’età. Il documento, pubblicato nel 2018, è stato firmato da UNESCO, UNICEF, UNFPA, OMS, UN Women e altri organismi. Il suo obiettivo è insegnare ai bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni concetti come identità di genere, sesso biologico, uguaglianza di genere e violenza di genere. Tuttavia, il documento non è legale e non è obbligatorio per nessun Paese. Il suo adottare come programma scolastico in Italia, senza alcun dibattito o approvazione, ha suscitato molte critiche.

La sovranità educativa e il potere delle istituzioni internazionali

Il dibattito sull’educazione sessuo-affettiva non riguarda solo il contenuto, ma anche chi decide cosa insegnare ai bambini. Il documento delle Nazioni Unite, pur non essendo legge, ha acquisito un peso istituzionale tale da influenzare le decisioni politiche. Il problema è che il potere decisionale non è in mano ai cittadini, ma a organismi internazionali che non sono eletti. Questo fenomeno, descritto come una forma di “Neolingua”, ha portato a una trasformazione del linguaggio e delle norme sociali, con conseguenze profonde sulla formazione dell’identità dei bambini.

La questione della sovranità educativa è cruciale. Chi decide cosa imparano i nostri figli? La risposta, in molti casi, non è nei parlamenti, ma in organismi internazionali che non rispondono a nessuno. Questo crea un vuoto di responsabilità e di democrazia, con conseguenze dirette sulle scelte educative. La filosofia dell’identità di genere, insegnata come un dato di fatto, non è un dato di fatto scientifico, ma una posizione filosofica. Eppure, è diventata un obiettivo di apprendimento per bambini di otto anni, senza alcun consenso.

La dimensione del desiderio e il mercato sessuale

La discussione sull’educazione sessuo-affettiva va oltre il semplice insegnamento di anatomia o riproduzione. Si tratta di una trasformazione culturale e sociale, che influisce sulla percezione del desiderio e del sesso. Roger Scruton ha sottolineato come l’educazione sessuale nelle scuole possa ridurre il sesso a una questione di piacere gratuito, eliminando tabù e contaminazione. Questo modello, se diffuso, potrebbe portare a una società in cui il sesso è visto come un mercato, dove entrare e uscire è senza vergogna. La pornografia, in questo contesto, diventa una forma di educazione sessuale permanente.

La proliferazione di orientamenti sessuali e di generi, insieme alla riduzione della famiglia e della riproduzione, potrebbe portare a una società in cui il desiderio perde il suo spessore esistenziale. Il femminicidio, la colpevolizzazione del maschio e l’educazione sessuo-affettiva non sono una protezione della donna, ma un’architettura precisa per sottrarre al sesso la sua dimensione sacra e trascendente. Questo è il rischio di un’educazione sessuale che non è più educativa, ma ideologica.

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