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lunedì 5 Ottobre 2026

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Nuovo allarme per Taybeh: coloni negli uliveti, raccolto a rischio

Nuovo allarme per Taybeh: coloni negli uliveti, raccolto a rischio

Il parroco latino Bashar Fawadleh ha lanciato un nuovo allarme per il villaggio cristiano di Taybeh nella Cisgiordania, denunciando nuove incursioni dei coloni israeliani negli uliveti locali e mettendo a rischio la raccolta delle olive. L’evento, avvenuto il 5 ottobre 2026, ha riacceso le preoccupazioni per la sicurezza e la libertà di movimento dei residenti, con accessi al villaggio chiusi e agricoltori impossibilitati a raggiungere i propri terreni. L’olivo, simbolo di tradizione e sostentamento, rappresenta per Taybeh un’importante fonte di reddito e legame con la terra, ma la situazione si fa sempre più critica.

Un’agricoltura a rischio

Secondo il parroco, il territorio di Taybeh comprende oltre 16 mila dunam coltivati a ulivo, un’area che ha sostenuto per generazioni l’economia delle famiglie locali e ha raggiunto mercati internazionali. Tuttavia, l’incursione dei coloni ha reso sempre più difficile la raccolta, con famiglie che rischiano di dover acquistare l’olio d’oliva per il consumo domestico. “L’olivo è economia familiare, tradizione ereditata e legame quotidiano con la terra”, ha spiegato Fawadleh, sottolineando come la situazione non riguardi solo il reddito stagionale, ma anche la componente essenziale della vita delle famiglie.

Un’emergenza di sicurezza

Le incursioni, che si sono verificate nel pomeriggio del 5 ottobre, hanno visto coloni entrare negli uliveti di proprietà privata e raccogliere olive in modo aggressivo, con danni agli alberi. Video provenienti dalla zona mostrano un comportamento che, secondo il parroco, non solo compromette il raccolto di quest’anno, ma rischia di incidere anche sulla produzione futura. L’accesso al villaggio è stato limitato, riducendo ulteriormente la libertà di movimento dei residenti e ostacolando la possibilità per gli agricoltori di raggiungere i propri terreni.

“Con l’inizio della raccolta delle olive, nelle case di Taybeh tornano le stesse paure degli ultimi tre anni”, ha affermato Fawadleh, ricordando che il 2026 potrebbe essere il quarto raccolto consecutivo segnato da tensioni e limitazioni. “Questa è la dolorosa contraddizione che vive la nostra comunità”, ha osservato il sacerdote, sottolineando come i proprietari delle terre non possano raggiungere i propri campi in sicurezza, mentre i coloni riescono a entrare e a raccogliere i frutti. Il parroco ha chiesto un intervento immediato per garantire l’accesso a Taybeh, proteggere gli agricoltori e salvaguardare le loro terre, gli ulivi e il raccolto. “Proteggere la raccolta delle olive non significa soltanto proteggere un prodotto agricolo”, ha concluso Fawadleh. “Significa difendere la terra, i mezzi di sostentamento, la dignità delle persone e il loro diritto a rimanere sulla propria terra. Significa assicurare che le nuove generazioni ereditino non solo gli alberi, ma anche la possibilità di prendersene cura.”

Il caso di Taybeh ha visto l’interesse di rappresentanti diplomatici e religiosi, tra cui il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha visitato il villaggio più volte negli ultimi mesi. L’appello del parroco si inserisce in un contesto di crescente tensione, con la comunità che chiede un sostegno concreto per salvaguardare la sua economia e la sua identità. La situazione rimane drammatica, con il rischio di un ulteriore danno alle famiglie e alla tradizione agricola del villaggio.

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