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lunedì 5 Ottobre 2026

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Economia

Oro, Bankitalia spiega il ruolo strategico. C’entrano la Russia e il debito

Bankitalia spiega perché l’oro è diventato più appetibile, con riferimenti al debito pubblico e alle tensioni geopolitiche.

La Banca d’Italia ha spiegato in modo dettagliato il motivo per cui l’oro sta guadagnando interesse nel panorama finanziario, con un focus particolare su due fattori chiave: la situazione geopolitica e il debito pubblico. Il vice direttore generale Sergio Nicoletti Altimari ha sottolineato come l’oro sia diventato un bene di riferimento per le riserve, in un contesto segnato da tensioni internazionali e preoccupazioni per la sostenibilità dei conti pubblici. L’analisi è stata presentata durante la conferenza Global Precious Metals Conference, organizzata da Londra, e ha messo in luce come l’oro possa contribuire a preservare il valore delle riserve in periodi di incertezza.

Il ruolo dell’oro come bene rifugio

L’oro è considerato un “bene rifugio” in quanto non rappresenta un’obbligazione di credito e non è soggetto a insolvenza. Questa caratteristica lo distingue da altri asset di riserva, come i titoli di stato o i cambi. Nicoletti Altimari ha spiegato che “l’assenza di rischio di credito e di insolvenza distingue l’oro da ogni altro principale asset di riserva”, rendendolo un elemento strategico per le banche centrali. In un contesto di aumento dei rischi geopolitici e di frammentazione economica, l’oro si conferma un’opzione di protezione per i portafogli di riserva.

La spina del debito pubblico

Un altro motivo che ha contribuito all’aumento dell’appetibilità dell’oro è il timore per i livelli elevati e persistenti del debito pubblico. Nicoletti Altimari ha menzionato il “debasement trade”, un fenomeno che riflette le crescenti preoccupazioni per i conti pubblici e per l’espansione fiscale in molte economie. “Un ulteriore sostegno alla domanda è arrivato dal cosiddetto ’debasement trade’”, ha spiegato, “che riflette le crescenti preoccupazioni per i livelli del debito pubblico, che rimangono elevati in modo persistente, e per la continua espansione fiscale nelle principali economie”. Questo trend ha portato a un maggiore interesse per l’oro come strumento di diversificazione.

La volatilità del prezzo dell’oro è aumentata negli ultimi anni, e questo ha richiesto un attento monitoraggio. “Negli ultimi anni, la volatilità del prezzo dell’oro è aumentata in misura significativa, uno sviluppo che merita un attento monitoraggio”, ha sottolineato Nicoletti Altimari. Inoltre, la rapida evoluzione tecnologica e l’innovazione finanziaria, come la tokenizzazione, potrebbero influenzare ulteriormente il mercato dell’oro, rendendolo sempre più accessibile e diversificato.

La storia delle riserve auree in Italia

La Banca d’Italia ha anche ricordato quanto oro possiede il Paese, sottolineando che è il quarto Paese al mondo per consistenza delle riserve auree ufficiali. Questa posizione non è il risultato di una singola decisione, ma di un processo graduale che si è sviluppato nel tempo. A partire dalla fine del XIX secolo, la dotazione iniziale di oro della Banca d’Italia è cresciuta fino alla Seconda guerra mondiale, quando le riserve hanno raggiunto un minimo storico, anche a causa delle requisizioni effettuate dalle forze di occupazione naziste. Nei decenni successivi, il costante aumento delle esportazioni e l’accumulo di surplus con l’estero hanno portato le disponibilità auree dell’Italia all’attuale livello di 2.450 tonnellate.

La strategia di Bankitalia di preservare l’oro come componente strategica del bilancio si basa su tre motivi principali: il DNA del metallo come bene rifugio, la sua capacità di diversificare i portafogli di riserva e la sua assenza di rischio di credito. Questi fattori, insieme alle tensioni geopolitiche e alle preoccupazioni per il debito, hanno spinto la Banca d’Italia a mantenere un ruolo attivo nel mercato dell’oro, anche in un contesto di cambiamenti strutturali nella domanda globale.

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