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lunedì 5 Ottobre 2026

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Cronaca

Psicosetta di Cerano, le donne tornano a testimoniare in un processo aperto al pubblico

A Torino si apre il processo d’appello per la psicosetta di Cerano, con nuove testimonianze delle vittime.

Il processo d’appello per la cosiddetta psicosetta di Cerano si è aperto a Torino, con l’obiettivo di riascoltare le donne che hanno denunciato abusi sessuali e manipolazioni. Dopo il primo grado, concluso con una sola condanna e 25 assoluzioni e proscioglimenti, il dibattimento torna in aula con nuove testimonianze, questa volta in un’udienza aperta al pubblico. L’evento si svolge a seguito di richieste da parte delle vittime, che avevano chiesto di poter raccontare pubblicamente la propria esperienza. La sentenza del primo grado, emessa il 10 gennaio 2025 dalla Corte d’assise di Novara, aveva lasciato in lacrime le donne che avevano sostenuto l’accusa, nonostante le richieste della procura per quasi 230 anni di carcere complessivi.

Le accuse e le condanne

Al centro del procedimento ci sono le accuse di manipolazione e violenze sessuali ai danni di ragazze, anche minorenni, coinvolte negli incontri del gruppo guidato da Gianni Guidi, conosciuto come “il Dottore” e morto nel 2023. La base era una casa nei boschi di Cerano, ma gli episodi contestati avrebbero interessato anche appartamenti nel Pavese, a Milano e a Rapallo. Tra le posizioni definite in primo grado per prescrizione figuravano anche quelle dei tre imputati legati a Vigevano: Claudio Merli, Adele Giorgio e Rosaria Di Lorenzo, quest’ultima nata in città e residente a Milano. Nei loro confronti la procura aveva chiesto rispettivamente sette, nove e nove anni di reclusione.

La prescrizione estingue il reato per il tempo trascorso e va distinta da un’assoluzione nel merito. L’unica condanna era stata quella a sei anni per Barbara Magnani, ex compagna di Guidi, per una violenza sessuale del 2012. Per gli altri 25 imputati erano arrivate assoluzioni e dichiarazioni di prescrizione. In particolare, erano state dichiarate prescritte le accuse di violenza sessuale relative ai fatti fino al 2010.

Le questioni in appello

La procura di Novara e i legali delle parti civili hanno impugnato la sentenza, con l’obiettivo di rivolgere l’attenzione su questioni come la riduzione in schiavitù, esclusa in primo grado. Una diversa valutazione potrebbe incidere anche sui termini di prescrizione. Ha presentato appello anche la difesa di Magnani, l’unica imputata condannata. Le difese avevano contestato fin dal processo di Novara l’esistenza dell’associazione per delinquere e delle violenze, chiedendo l’assoluzione piena. Guidi aveva sempre negato di essere a capo di una setta.

Le donne che già in primo grado avevano chiesto di poter raccontare pubblicamente la propria esperienza saranno riascoltate in un processo aperto al pubblico. Sono state fissate altre quattro udienze nel mese di ottobre. Il dibattimento si svolgerà con l’obiettivo di chiarire le dinamiche del caso e dare voce a chi ha subìto abusi, in un contesto che ha visto la prescrizione come elemento chiave per la definizione delle posizioni degli imputati.

Le donne tornano a testimoniare in un processo aperto al pubblico, dopo che il primo grado aveva lasciato in lacrime le vittime. Il dibattimento si svolgerà con l’attenzione su nuove contestazioni, tra cui la riduzione in schiavitù, che potrebbe influire sui termini di prescrizione. La procura aveva chiesto quasi 230 anni di carcere complessivi, ma solo una condanna è stata emessa. Il processo d’appello rappresenta un’occasione per rivedere le decisioni del primo grado e dare spazio alle voci delle vittime.

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