Venerdì sera, alla Casa della Carità di Treviso, si è tenuta una veglia di preghiera dedicata alla memoria dei migranti morti durante il loro viaggio in mare o via terra. L’evento, intitolato “Ascoltiamo il silenzio”, ha visto la partecipazione di rappresentanti di diverse comunità religiose, tra cui l’imam Abdellah Wahmane e il vescovo Michele Tomasi. L’obiettivo della serata era il riconoscimento della dignità e del valore di ogni persona, anche di chi è diventato “disperso a vita”, senza un corpo da seppellire e senza un nome da pronunciare.
La veglia è stata promossa dalle realtà della Chiesa trevigiana, in particolare da Caritas e ufficio Migrantes, per ricordare donne, uomini, bambine e bambini dei quali spesso non conosciamo né il nome né il volto e i cui corpi non sono mai stati ritrovati. Sedie bianche sono state disposte tra i presenti per dare simbolicamente un posto agli assenti, rendendone visibile la presenza. La preghiera è stata guidata dall’imam Wahmane, che ha chiesto misericordia per quanti hanno perso la vita nel mare e ha affidato a Dio le loro storie, le loro famiglie e le loro speranze.
Un momento di preghiera e riflessione
Nella sua riflessione, il vescovo Tomasi ha richiamato il racconto biblico di Tobi, che interrompe il pranzo davanti alla notizia della morte di un uomo, ne recupera il corpo e gli restituisce un luogo e una sepoltura. Non possiamo seppellire nessuno. Non abbiamo i loro corpi, non conosciamo i loro nomi ma possiamo custodirne la memoria, ha spiegato. La veglia si è conclusa con un gesto particolarmente significativo: la benedizione del mare, compiuta dal vescovo e poi da tutti i partecipanti con rametti d’ulivo.
Quel mare che per tanti migranti è stato la via verso una speranza e che oggi custodisce e ricopre, come una grande coperta, i corpi di donne, uomini e bambini. Non lo facciamo perché il mare sia colpevole o perché sia sacro – ha spiegato Tomasi – ma perché custodisce i loro corpi, e noi li vogliamo affidare all’abbraccio di Dio, che non dimentica nessuno dei suoi figli. La preghiera finale ha raccolto l’impegno a non lasciare che il silenzio diventi oblio: “che la nostra preghiera diventi azione, che il nostro silenzio sia voce per chi non ha voce”.
Partecipazione di diverse comunità
Alla preghiera hanno partecipato anche rappresentanti delle comunità cattoliche cinese, ghanese e filippina. Una voce di donna fuori campo ha dato parole ed emozioni a una delle tante persone partite e mai arrivate. La veglia ha rappresentato un momento di unità e di condivisione, con un forte impegno a non dimenticare chi non ha più voce. L’evento ha rafforzato il legame tra le diverse comunità e ha sottolineato l’importanza di custodire la memoria di chi non è più con noi.



