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martedì 6 Ottobre 2026

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Commissione UE propone riforme per un allargamento a 30 membri: meno commissari e uso limitato dell’unanimità

La Commissione UE propone riforme per un allargamento a 30 membri, riducendo i commissari e limitando l’unanimità.

Proposte di riforma per un’Unione più snella e reattiva

La Commissione europea ha presentato proposte di riforma per rendere l’Unione più efficiente e adatta a un allargamento a 30 o più membri. Tra le misure principali, si segnala la riduzione del numero dei commissari e l’uso limitato del principio dell’unanimità, che ha reso il processo decisionale dell’UE spesso lento e bloccato. La commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, ha spiegato che l’obiettivo è rendere più efficace il processo decisionale, soprattutto in contesti di espansione. La proposta è sul tavolo del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, dove i leader dovranno valutare se accettare le modifiche.

La riduzione dei commissari è una misura chiave per rendere l’UE più snella. La Commissione propone di abbandonare il principio secondo cui ogni Paese dell’UE ha diritto a un commissario, una soluzione che potrebbe diventare problematica in un’Unione con 30 o più membri. In base al Trattato di Lisbona, la Commissione dovrebbe avere un numero di membri pari ai due terzi degli Stati membri, scelti con una “rotazione rigorosamente equa” che rifletta la varietà demografica e geografica di tutti i Paesi dell’UE. Il sistema non è mai entrato in vigore. Nel 2013, il Consiglio europeo ha deciso all’unanimità di mantenere un commissario per ogni Stato membro, come concessione all’Irlanda per assicurare un sì al Trattato di Lisbona. L’Irlanda è stata solo l’opponente più rumorosa alla perdita di una presenza permanente in seno alla Commissione.

Unanimità e veti: un problema crescente

L’unanimità, pur essendo un pilastro del sistema europeo, ha reso difficile l’adozione di decisioni in tempi rapidi. La Commissione propone di ridurre il numero di decisioni che richiedono l’unanimità, soprattutto in ambiti come l’adesione di nuovi Paesi. Nel 2013, il Consiglio europeo aveva deciso all’unanimità di mantenere un commissario per ogni Stato membro, come concessione all’Irlanda per assicurare un sì al Trattato di Lisbona. Tuttavia, con l’espansione dell’Unione, questa pratica potrebbe diventare insostenibile. La commissaria Kos ha riconosciuto che le posizioni dei Paesi sono molto diverse, ma ha sottolineato che il tentativo è necessario per rendere l’UE più reattiva.

La riduzione dell’unanimità potrebbe migliorare la velocità delle decisioni. La Commissione suggerisce l’uso più frequente del voto a maggioranza qualificata (QMV), un meccanismo già utilizzato in politica estera e di sicurezza. Questo strumento permette di evitare i veti che possono paralizzare le decisioni. Il mese scorso, 11 Paesi, tra cui Francia e Germania, hanno inviato una lettera congiunta per valutare come limitare i veti ostruzionistici, basandosi sul principio di leale cooperazione. L’idea di estendere il QMV non è nuova, ma la Commissione propone di renderlo più sistematico e diffuso. Tuttavia, anche l’attivazione di queste clausole richiede l’unanimità, il che potrebbe ostacolare il progresso.

La Commissione vuole anche ricorrere più spesso alla cooperazione rafforzata, che consente ad almeno nove Stati membri di procedere con un’integrazione più profonda su questioni di interesse cruciale o strategico quando persistono i blocchi. Gli esempi più recenti sono lo strumento Ukraine Support Loan per il sostegno all’Ucraina, dal quale Ungheria, Cechia e Slovacchia hanno scelto di restare fuori, e la Procura europea. Anche su questo fronte, Bruxelles potrebbe incontrare resistenze da parte di alcune capitali, in particolare dei cosiddetti “Friends of the Western Balkans”, un gruppo che comprende Italia e Austria. Questi Paesi si oppongono all’idea di un’adesione differenziata e di un’asimmetria regolamentare.

Molti piccoli Stati membri temono che la loro voce diventi meno udibile a Bruxelles. La riduzione del numero dei commissari potrebbe anche creare tensioni tra i grandi Paesi come Francia e Germania, che potrebbero sentirsi esclusi dal Collegio dei commissari. La commissaria Kos ha riconosciuto che non sarà facile, ma ha sottolineato che il tentativo è necessario per rendere l’UE più snella e reattiva.

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