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martedì 6 Ottobre 2026

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La Corte suprema revoca l’ordine di arresto a Puigdemont dopo 9 anni di esilio

La Corte suprema spagnola ha revocato l’ordine di arresto a Puigdemont, permettendogli di tornare in Spagna dopo 9 anni di esilio.

La Corte suprema spagnola ha revocato l’ordine di arresto a Carles Puigdemont, leader indipendentista catalano, permettendogli di tornare in Spagna dopo 9 anni trascorsi all’estero in esilio. La decisione, annunciata il 6 ottobre 2026, è arrivata dopo che il Tribunale costituzionale ha stabilito che l’amnistia decisa nel 2023 dal governo di Pedro Sánchez copre anche i casi di malversazione, un reato che teneva i leader indipendentisti lontani dal Paese. Puigdemont, ex presidente della Catalogna, aveva organizzato il referendum per l’indipendenza nel 2017, un atto considerato illegale dal governo spagnolo.

Un passo verso la normalizzazione giudiziaria

Il giudice Pablo Llarena ha revocato il mandato d’arresto che aveva costretto Puigdemont a nascondersi in Belgio. L’ex presidente del partito Junts per Catalunya, che aveva votato contro i due decreti per la crisi abitativa, è ora libero di tornare in Spagna senza correre il rischio di essere arrestato. La decisione ha scatenato un “fattore Puigdemont” per le elezioni del 29 novembre, un termine usato per indicare l’impatto politico della sua possibile riconciliazione con il Paese.

La Corte Costituzionale ha stabilito che l’amnistia copre anche i casi di malversazione. Questo ha permesso di annullare l’interdizione ai pubblici uffici e di permettere ai leader indipendentisti di ricandidarsi o ricoprire cariche pubbliche. Tuttavia, mancano ancora alcuni passaggi per applicare completamente l’amnistia, che potrebbe influenzare le prossime elezioni.

Un accordo politico e giudiziario

L’amnistia, decisa nel 2023, era parte di un accordo tra il governo di Pedro Sánchez e il partito di Puigdemont, Junts per Catalunya. Tuttavia, nel 2024, la Corte Suprema aveva negato la sua applicazione ai casi di malversazione, mantenendo il mandato di cattura su Puigdemont. La Corte Costituzionale ha ora ordinato alla Corte Suprema di concedere l’amnistia ai leader del movimento indipendentista, permettendo loro di ricandidarsi o ricoprire cariche pubbliche. La destra ha strumentalizzato l’amnistia e la dipendenza del governo Socialista dai voti dei partiti autonomisti. Secondo il Partito Popolare e Vox, questi sviluppi giudiziari rappresenterebbero un’ennesima concessione agli autonomisti. Il referendum per l’indipendenza della Catalogna, condotto senza l’autorizzazione del governo spagnolo, è sempre stato considerato un attacco alla Costituzione.

Le pene detentive, a cui erano stati condannati i leader indipendentisti, andavano dai 9 ai 13 anni e prevedevano l’interdizione alle cariche pubbliche per sedizione e appropriazione indebita dei fondi pubblici. L’avvocato di Puigdemont, Gonzalo Boye, ha comunicato che il suo assistito aspetterà che la Corte Suprema convalidi l’amnistia prima di tornare in Spagna. In serata è prevista una conferenza stampa di Puigdemont, che probabilmente si prepara a recuperare il consenso del suo partito. La decisione della Corte Costituzionale ha aperto la strada a un nuovo equilibrio tra le forze politiche in Spagna, con un’attenzione particolare alla regione catalana. La normalizzazione giudiziaria potrebbe influenzare non solo le relazioni internazionali, ma anche il contesto politico interno del Paese.

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