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martedì 6 Ottobre 2026

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Nuova moria di vongole nel Delta: acqua calda e problemi ambientali minano la filiera

Nuova moria di vongole nel Delta veneto per acqua calda e problemi ambientali, preoccupazioni per la filiera peschiera.

Le vongole muoiono nel Delta veneto, un altro segnale di crisi per una filiera che da anni lotta contro problemi ambientali e economici. L’allarme arriva da Porto Tolle, Porto Viro e Rosolina, dove le lagune sono in corso di verifiche per individuare le cause di una nuova moria. Dopo il granchio blu, l’acqua sempre più calda e l’accumulo di alghe, i pescatori si trovano a fronteggiare un ulteriore problema che mette in pericolo la produzione. «Sono ormai tre anni che i nostri redditi sono praticamente azzerati», ha detto un rappresentante del settore, sottolineando l’impatto economico su migliaia di famiglie.

Un settore in crisi da anni

La situazione non è nuova: il crollo delle produzioni ha colpito duramente la filiera delle vongole. Nel 2023 il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine aveva commercializzato 48mila quintali, ma nel 2024 i numeri sono crollati a poco più di 2mila. «Quest’anno forse arriveremo a 5mila, ma siamo ben lontani dai 48mila», ha spiegato un rappresentante del settore. La stessa criticità si è manifestata anche più a nord, con la stessa moria registrata in aree come Marinetta e Caleri. I pescatori chiedono interventi strutturali, non soluzioni di emergenza: «Non serve fare un piccolo scavo che con le prime mareggiate si chiude», ha ricordato un rappresentante del Consorio Delta Nord.

Chieste opere e monitoraggi

Le associazioni di categoria hanno chiesto soluzioni a lungo termine, puntando su interventi che migliorino la circolazione delle acque e la funzionalità degli ambienti lagunari. «Il recupero della funzionalità degli ambienti lagunari è una condizione per rilanciare la produzione», ha sottolineato Alessandro Faccioli di Coldiretti Impresapesca. Erri Faccini, di CIA e Pescagri nazionale, ha richiamato i cambiamenti climatici e la necessità di accendere le draghe per migliorare il ricambio idrico. «Bisogna accendere le draghe», ha detto, sottolineando l’importanza di interventi mirati. I pescatori, però, non hanno ancora risposte: «Non abbiamo risposte», ha detto Manuel Crepaldi, vicepresidente del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine.

La situazione ha spinto il gruppo regionale Pd a intervenire, con la partecipazione di rappresentanti locali e regionali. Il presidente Cristiano Passarella ha posto subito sul tavolo la vivificazione e la difficoltà di reperire seme naturale. Il commissario provinciale Pd Matteo Favero ha richiamato il modello dell’Emilia-Romagna, sottolineando l’urgenza di un’azione concreta. «Il Veneto deve darsi una mossa», ha detto, invitando a una programmazione di medio e lungo periodo. «Non deve essere soltanto una pacca sulla spalla», ha aggiunto Giovanni Manildo, capogruppo regionale, sottolineando l’importanza di un impegno reale.

La prossima fase è prevista per la primavera, quando i rappresentanti del settore torneranno a verificare quanto sarà stato fatto. «Le parole sono utili, ma le risorse di più», ha concluso Antonio Marco Dalla Pozza, vicecapogruppo. L’obiettivo è mettere giù un’iniziativa politica concreta, che possa dare risposte e creare una prospettiva per il futuro della filiera delle vongole nel Delta veneto.

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