Le aggressioni ai docenti in Italia, in aumento negli ultimi mesi, sono legate a una rete di istigatori stranieri che adescano minori fragili attraverso chat e social media per creare scompiglio in Europa. Il fenomeno, sottolineato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, coinvolge una complessa rete di adescamento, ricatto e istigazione a violenze estreme, con conseguenze gravi per la sicurezza scolastica e sociale. Gli episodi, spesso trasmessi in diretta, segnalano un aumento preoccupante di violenza e disordine.
Reti straniere che istigano i minori
Secondo le indagini dell’intelligence e della Digos italiana, esistono ecosistemi di livello superiore creati ad arte per adescare adolescenti e minori vulnerabili, con l’obiettivo di portare disordini e scompiglio nell’Europa e nel contesto culturale occidentale. Questi gruppi, che operano principalmente su TikTok, si avvalgono di una finta amicizia online per ricattare, spingere a produrre materiale pedopornografico autoprodotto (Csam), a compiere atti di autolesionismo, sevizie sugli animali o violenze estreme, spesso trasmesse in streaming. Un ecosistema definito dagli investigatori che prende di mira adolescenti e minori vulnerabili, adescandoli online attraverso una finta amicizia per poi ricattarli, spingerli a produrre materiale pedopornografico autoprodotto, a compiere atti di autolesionismo, persino sevizie sugli animali o violenze estreme, tutte azioni spesso trasmesse in streaming. Questi soggetti vengono adescati all’idea di riscattarsi attraverso azioni estreme, diventando “eroi” negativi.
Un mix di ideologie estremiste
Le indagini rivelano un mix di ideologie estremiste, tra jihadismo, suprematismo, nazismo e satanismo, che si fondono in un unico scopo: il nichilismo della violenza pura. I soggetti coinvolti, come i cosiddetti “incel” (celibi involontari), vengono adescati all’idea di riscattarsi attraverso azioni estreme, diventando “eroi” negativi. Tra i casi più significativi, si segnala l’attentato di un tredicenne romano che, vestito come un combat, ha accoltellato una professoressa di Storia, e l’episodio di Luca Traini, responsabile dell’attentato razzista a Macerata.
Un altro caso drammatico è quello di un ragazzino che ha inciso sul corpo il nome del proprio aguzzino, dimostrando l’effetto devastante di queste reti. I 17 giovani indagati e perquisiti in diverse città italiane, pur appartenenti a community diverse, hanno tutti nei cellulari gli stessi “manuali d’azione” per realizzare armi e incursioni riconducibili a organizzazioni “superiori”. Questi manuali sono utilizzati per creare un sistema di azioni coordinate tra diversi gruppi.
Valditara ha sottolineato come il fenomeno social si alimenti con la violenza, poiché “prende like”. L’attacco a Trescore contro una professoressa di francese e l’episodio a Trapani hanno segnato un crollo delle aggressioni agli insegnanti, ma il rischio rimane elevato. Gli istigatori, che si nascondono dietro sigle e piattaforme, creano operazioni di dossieraggio e si rifanno a organizzazioni come “The Com” e la rete “764”, con legami a gruppi estremisti come l’Ordine dei nove angoli, un gruppo satanico nato in Inghilterra negli anni ’60.
Nonostante le indagini siano complesse, con criminali che cambiano nickname e coperture, il rischio di ulteriori episodi di violenza a scuola rimane alto. I minori fragili, adescati e soggiogati, diventano vittime di un sistema che li spinge a compiere azioni estreme, trasformandoli in “eroi negativi” per le comunità online. La sfida per le istituzioni è quella di intervenire tempestivamente per proteggere i più vulnerabili e prevenire ulteriori episodi di violenza.



