La Calabria è in lutto per la sua filiera agroalimentare, con agricoltori, pescatori e autotrasportatori in rivolta per il caro carburante e la crisi economica che mina la sostenibilità delle aziende. La protesta, che ha preso forma a partire da lunedì 28 settembre, ha visto manifestanti bloccare strade, depositi di carburante e presidiare piazze, con un video virale che ha attirato l’attenzione nazionale. I motivi della rivolta sono molteplici: costi energetici in aumento, concorrenza sleale da prodotti esteri, prezzi di acquisto al cancello dell’azienda fissati a cifre insufficienti e un meccanismo di mercato distorto che penalizza i produttori locali.
La protesta per il caro carburante e la crisi strutturale
La Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione permanente del settore, spiegando che il caro carburante sta mettendo in ginocchio le aziende e le famiglie. I costi del gasolio sono insostenibili, mentre i prezzi d’acquisto al cancello dell’azienda restano fermi a cifre da fame. Gli agricoltori denunciano un sistema che privilegia i grandi centri di distribuzione, a scapito dei produttori locali. Il risultato è un paradosso: il consumatore paga la frutta e la verdura a caro prezzo, ma al contadino vanno solo le briciole, spesso insufficienti persino a coprire le spese di carburante necessarie al raccolto.
Un uomo in lacrime ha attirato l’attenzione su una protesta in crescita. Un video, partito dalla Calabria, ha visto un uomo sedere a terra disperato in lacrime, chiedendo aiuto davanti ai carabinieri. La scena ha suscitato empatia e attenzione su una protesta che, seppur inizialmente limitata a una regione, sta rapidamente allargandosi ad altri territori. Gli agricoltori, con i loro trattori, bloccano strade e depositi di carburante, cercando di far sentire la loro voce. La protesta, denominata «L’Italia scende in piazza», ha visto scendere in strada tra i 2.000 e i 3.000 manifestanti, con un presidio ad oltranza sulla Strada Statale 106 Jonica a Davoli, dove gli abitanti hanno bruciato le tessere elettorali come simbolo di protesta.
La protesta si espande e si prepara a manifestazioni nazionali
La protesta, che ha visto blocchi stradali e presidi in diverse province calabresi, sta superando i confini regionali, grazie al supporto dei social media. Gli agricoltori di Puglia, Basilicata, Campania, Toscana e Lazio stanno contattando i loro colleghi per unirsi alla mobilitazione. Le azioni territoriali dovrebbero confluire nella manifestazione nazionale del 10 ottobre 2026 a Cosenza. In Sicilia, si prevedono manifestazioni dal 16 al 20 ottobre, con autotrasportatori e pescatori che protesteranno per il caro carburante e il mancato pagamento sul Sea Modal Shift. Anche a Torino, è stato annunciato un sciopero per caro carburante e caro vita il 17 ottobre.
Il silenzio dei media ha alimentato la frustrazione dei manifestanti. L’unica realtà d’informazione a diffusione nazionale che si è occupata della questione è stata l’ANSA, che ha riportato le stime sull’affluenza dei manifestanti e sull’estensione dei blocchi stradali. Per il resto, le notizie sono arrivate esclusivamente da testate e blog locali, con una copertura televisiva limitata alle reti RAI locali. La protesta, però, non si ferma: i manifestanti continuano a chiedere ascolto, con la speranza che la loro voce non resti mai più inascoltata.
La protesta ha visto anche la partecipazione di alunni e insegnanti delle scuole, un forte gesto che fa capire quanto il disagio pesi anche sui bambini. Il 5 ottobre, all’alba, i manifestanti hanno bloccato i depositi di carburante ENI e Meridionale Petrolio a Vibo Marina, tra i più importanti della Calabria. Il presidio è ancora presente, gli agricoltori e i trasportatori hanno passato la notte dentro sacchi a pelo o nei loro automezzi. Inoltre una delegazione ha protestato di fronte alla Cittadella regionale di Catanzaro, con i toni che iniziano ad alzarsi.



