La Segreteria provinciale di ANPI Lecco ha espresso preoccupazione per il divieto di un presidio pro Palestina richiesto dall’associazione “Lecco antisionista” per il 7 ottobre 2026. L’evento, regolarmente comunicato alle autorità competenti, è stato sospeso per motivazioni considerate troppo generiche e non specifiche. L’associazione, che si basa sui principi della Costituzione, ha richiamato gli articoli 17 e 21, che garantiscono la libertà di associazione e di espressione. La decisione della Questura, che fa riferimento al contesto internazionale e al rischio di reazioni violente, è stata definita come un’estensione indebita del criterio di prevenzione.
Manifestazione vietata per motivazioni generiche
La Questura di Lecco ha motivato il divieto del presidio pro Palestina con riferimento alla “considerazione del contesto internazionale” e al rischio di reazioni da parte di “appartenenti ad altre ideologie”. Secondo ANPI, tali motivazioni sono troppo generali e potrebbero essere applicate in modo indiscriminato, configurando un sostanziale divieto a manifestare. L’associazione ha sottolineato che, se il rischio di reazioni fosse concreto, la Questura dovrebbe agire per prevenire tali situazioni, senza compromettere i diritti politici garantiti dalla Costituzione.
La data del 7 ottobre e le sue implicazioni
ANPI Lecco ha anche commentato la scelta della data del 7 ottobre 2023 per la manifestazione, ritenendola non la più “limpida” per sostenere la causa palestinese. L’associazione ha sottolineato che, dal 1948, molte date hanno segnato la resistenza palestinese contro la politica colonialista di Israele. In particolare, la data del 7 ottobre 2023 è ricordata per la strage compiuta da Hamas, che ha danneggiato la giusta lotta per i diritti del popolo palestinese. L’associazione ha anche segnalato le implicazioni dirette del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha intensificato la politica di occupazione.
La decisione della Questura ha suscitato dibattito tra i cittadini e le associazioni locali, che hanno espresso preoccupazione per la limitazione dei diritti democratici. La situazione rimane in attesa di ulteriori chiarimenti e decisioni da parte delle autorità competenti, che dovranno valutare se il divieto sia conforme ai principi costituzionali e alle normative vigenti. La Segreteria provinciale di ANPI ha espresso la sua preoccupazione per il divieto, sottolineando che in altre occasioni ha condiviso le modalità con cui la Questura ha gestito situazioni potenzialmente problematiche. In questo caso, però, si osserva un’estensione indebita del criterio di prevenzione, che porta a divieti non giustificati dalla necessità di difendere l’ordine democratico. L’associazione ha ribadito il rispetto per la Costituzione e la libertà di espressione, che sono i pilastri su cui si basa la sua attività.
La decisione della Questura ha suscitato dibattito tra i cittadini e le associazioni locali, che hanno espresso preoccupazione per la limitazione dei diritti democratici. La situazione rimane in attesa di ulteriori chiarimenti e decisioni da parte delle autorità competenti, che dovranno valutare se il divieto sia conforme ai principi costituzionali e alle normative vigenti.



