Il rapporto con gli anziani rappresenta la principale fonte di soddisfazione per gli operatori delle Rsa, ma la mancanza di riconoscimento, il poco tempo e il carico emotivo pesano sul benessere professionale. È quanto emerge da un’indagine condotta su 289 professionisti che lavorano in strutture residenziali per anziani. La ricerca mette in luce le sfide e le motivazioni che guidano chi si dedica al lavoro di cura.
La relazione con gli anziani è il cuore del lavoro
La relazione con le persone anziane è il motore principale del lavoro degli operatori. «La principale fonte di motivazione continua a essere la relazione con la persona anziana», spiega Giulia Avanzini, assistente sociale e curatrice del rapporto. Nonostante le fatiche, le pressioni organizzative e le criticità evidenziate, il contatto con gli anziani rimane il pilastro del lavoro. Questo risultato conferma che il cuore del lavoro in Rsa risiede nell’incontro con l’altro, nella costruzione di relazioni significative e nell’accompagnamento nei passaggi più delicati della vita.
La fatica è soprattutto mentale, con il 70% degli operatori che segnala un livello di fatica mentale elevato.
La fatica mentale e la mancanza di tempo
La fatica è soprattutto mentale, con il 70% degli operatori che segnala un livello di fatica mentale elevato. L’86,9% dei rispondenti indica un livello pari a 4 o 5 su una scala da 0 a 6, mentre la fatica fisica media è di 2,76. Il carico emotivo e la scarsità di tempo sono i principali fattori di stress. Il 57,1% segnala organizzazione inadeguata e carenza di tempo, mentre il 73% indica la gestione del tempo come il principale ostacolo nel rapporto con gli anziani. La mancanza di tempo non permette di dedicarsi appieno alla relazione, che è la fonte di soddisfazione principale.
La mancanza di tempo non permette di dedicarsi appieno alla relazione, che è la fonte di soddisfazione principale.
La ricerca ha rivelato anche una forte discrepanza tra soddisfazioni e criticità. Il 77,2% degli intervistati indica la relazione con le persone anziane come la prima fonte di soddisfazione professionale, molto davanti alle relazioni con i colleghi o alla vocazione personale. Al contrario, la mancanza di riconoscimento del lavoro è la principale demotivazione, con il 44,6% dei rispondenti che la segnala come fattore di disincoraggiamento. La qualità del lavoro in Rsa dipende, quindi, non solo dal talento degli operatori, ma anche dalle condizioni in cui si esercita la propria professionalità.
La ricerca sottolinea che il benessere dei professionisti e la qualità della vita delle persone anziane non sono due obiettivi separati. «Quando gli operatori trovano riconoscimento, sostegno e spazi di collaborazione, anche la qualità della cura ne trae beneficio», conclude Giulia Avanzini. Gli autori individuano quattro ambiti d’azione prioritari: riconoscimento professionale, tempo dedicato alla cura, collaborazione tra professionisti e formazione continua. «Per questo possiamo legare questi risultati non soltanto come una fotografia dell’esistente, ma come un invito all’azione», spiega. L’indagine invita a investire nel lavoro di cura, a renderne più visibile il valore e a riconoscere che la qualità dei servizi per gli anziani passa attraverso le condizioni di lavoro degli operatori.



