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giovedì 8 Ottobre 2026

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Politica

Corruzione tra privati: l’editoria italiana sotto inchiesta per scambi di favore

Indagati direttori e manager di testate nazionali per corruzione e scambi di pubblicità con aziende controllate da Multiversity.

La magistratura ha aperto un’indagine su un’ipotesi di corruzione tra privati, coinvolgendo quasi l’intero mondo dell’editoria italiana. Tra i soggetti indagati, direttori di testate come Fanpage, Repubblica, Fatto Quotidiano e il Foglio, insieme a manager di gruppi editoriali. L’azienda privata coinvolta è Multiversity, che controlla le università telematiche Pegaso e Mercatorum. Secondo la procura di Napoli, i vertici di Multiversity avrebbero ottenuto un trattamento favorevole in cambio di investimenti pubblicitari su testate nazionali, nascondendo una vasta operazione di scambi di favore.

Scambi di favore e pressioni sui giornali

La procura di Napoli ha indicato come l’indagine si basi su un’ipotesi di corruzione tra privati, con un collegamento tra l’investimento pubblicitario e l’attenzione richiesta sulla notizia della perquisizione. I vertici di Multiversity, tra cui Fabio Domenico Vaccarono, Giampiero Mazza, Andrea Ferrante e Andrea Buonomo, sono indagati per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione. L’obiettivo sarebbe stato facilitare il superamento di esami e avanzamenti di carriera accademica in favore di studenti legati all’ateneo telematico. Secondo i pm, l’azienda avrebbe messo in piedi una «operazione filtro», volta a condizionare, silenziare o ritardare la pubblicazione di notizie riguardanti Pegaso e il gruppo Multiversity. Gli imprenditori, preoccupati per una perquisizione avvenuta a inizio maggio, avrebbero avviato una campagna pubblicitaria con l’intento di creare un argine a eventuali notizie in via di pubblicazione. Questo ha portato a interazioni con direttori di testate e manager dei gruppi editoriali, con conseguenze che si estendono a diversi settori del giornalismo.

La strategia di controllo si estende a testate nazionali

Un esempio concreto riguarda il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, che ha ricevuto una richiesta di aumento dell’investimento pubblicitario da parte di Vaccarono. L’imprenditore ha spiegato che l’obiettivo era di attivare un sistema di «linfonodi sentinella» per monitorare eventuali notizie relative alla perquisizione. Cancellato ha mostrato disponibilità a questa strategia, che potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di corruzione tra privati.

Un’inchiesta che coinvolge l’intero sistema editoriale

Non è indagata Fiorenza Sarzanini, numero due del Corriere della Sera, sebbene due indagati riferiscano di aver aumentato la pubblicità su questa testata, fino a 500mila euro. Vaccarono ha interagito anche con lei, come riferiscono i pm. L’inchiesta ha coinvolto anche altri direttori e manager di testate come Repubblica, il Foglio e il Sole 24 Ore. Anche il nostro giornale, Domani, è citato in un passaggio del decreto di perquisizione notificato a Vaccarono. I pm segnalano che ci sono fatturazioni tra Multiversity e Domani per 92mila euro tra il 2024 e il 2025, che potrebbero rappresentare un ulteriore elemento di scambio di favore.

La procura ha rifiutato di firmare il decreto

La procura di Napoli ha sottolineato che l’indagine ha avuto conseguenze anche all’interno della stessa procura, con il procuratore capo Nicola Gratteri che ha rifiutato di firmare il decreto, per «ragioni di opportunità». L’inchiesta, che si muove lungo due filoni, ha portato a un coinvolgimento esteso del sistema editoriale italiano, con implicazioni che potrebbero influenzare la reputazione e la credibilità delle testate coinvolte.

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