L’imprenditore Mario Gaetano Doronzo, amministratore unico della società Doronzo Infrastrutture srl, ha rivolto a Gaetano Armao, ex politico della Regione Siciliana indagato per corruzione, una richiesta particolare: «Hai dato il curriculum a Giusy?». La frase, registrata in una telefonata captata dagli investigatori, fa parte di un contesto più ampio di tangenti e richieste di favori, in cui Armao è stato coinvolto in un’inchiesta che ha coinvolto il Senato e la magistratura.
Un’inchiesta che coinvolge il Senato e la magistratura
La richiesta di Doronzo, in particolare, riguarda un magistrato del Consiglio di Stato, Alberto Urso, in servizio alla Quinta Sezione. L’imprenditore, in una conversazione con Armao, ha espresso dubbi sul nome di battesimo del magistrato, chiamandolo «Urso Gianfranco, mi pare, una cosa del genere». Gli inquirenti hanno ipotizzato che si tratti proprio di Alberto Urso, che avrebbe dovuto essere relatore di un ricorso in appello depositato da Doronzo Infrastrutture in seguito a una soccombenza in un giudizio di prime cure.
La tangente di 5mila euro è stata documentata in un atto del Senato. Secondo l’informativa della squadra mobile di Palermo del 11 novembre 2025, Armao ha fornito informazioni a Doronzo, che avrebbe in seguito dato una tangente di 5mila euro. La somma è stata documentata come dazione in favore di Armao degli uffici del Senato della Repubblica di via Degli Staderari 2 in Roma, il 29 ottobre 2025. L’obiettivo era risolvere rapidamente una controversia legata a un appalto.
Un sistema di favori e relazioni personali
Il metodo di Armao, come rilevato dagli inquirenti, sembra consistere in un’interazione tra favori personali e utilità per imprenditori «amici», con un’attenzione particolare al ruolo di magistrati e al loro coinvolgimento in procedure legali. «Fammi verificare, va beh me lo controllo io, ok va bene fammelo verificare, non te lo do per certo», ha risposto Armao a Doronzo, che aveva chiesto conferma su un’altra richiesta. L’imprenditore ha ribattuto: «Vedi un po’ tu come puoi». La conversazione tra Armao e Di Noia ha incluso la richiesta di conferma su un curriculum. L’interazione, come sottolineano i pm, ha dimostrato un impegno ad interessarsi alla vicenda senza assumere un’obbligazione di risultato. L’obiettivo era facilitare un accesso a un magistrato, con l’ausilio di Armao, per risolvere una controversia legata a un appalto.
La situazione si colloca all’interno di un contesto più ampio di tangenti e mazzette, conosciuto come «Fatti Sicilia, l’isola delle mazzette». L’inchiesta ha evidenziato come Armao, insieme a un altro personaggio, «tale Di Noia», abbia avuto accesso al Senato e abbia interagito con figure di spicco, come Giusy Bartolozzi, moglie di Armao e ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. La complessità del caso ha portato a ulteriori indagini, con l’obiettivo di chiarire i rapporti tra politici, imprenditori e magistrati, in un contesto in cui la corruzione sembra essere un tema ricorrente. L’inchiesta, in corso, potrebbe portare a nuove accuse e a ulteriori arresti.



