Finca Vhidra, un progetto di rigenerazione e resistenza in Cuba, nasce da un’idea di Ailena Alberto Águila, ex architetta che ha scelto di abbandonare l’urbanistica per dedicarsi all’agroecologia. Con l’aiuto di COSPE e ACPA, Ailena ha trasformato 15 ettari di terreni demaniali degradati in una fattoria integrata, che unisce rigenerazione del suolo, giustizia di genere e sostenibilità. L’obiettivo è creare un modello di vita che permetta di produrre alimenti, conservare risorse e costruire autonomia, partendo da una terra che ha subito anni di sovrapascolo e deforestazione.
Un’azienda agricola che si nutre del territorio
La logica di Finca Vhidra è quella di una finca in cui ogni elemento può diventare una risorsa per un altro. Ailena ha creato sistemi agroforestali in cui convivono alberi da frutto, alberi da legname e coltivazioni a ciclo breve, come platano, manioca, zucca e fagioli. Questo sistema permette di produrre alimenti nel breve periodo, garantendo il sostentamento della famiglia e della comunità, mentre gli alberi hanno il tempo di crescere e costruire una base produttiva più stabile nel lungo periodo. La gestione del suolo è al centro del progetto: i residui delle potature vengono utilizzati per la pacciamatura, mentre le colture di copertura, in particolare le leguminose, vengono impiegate come concimi verdi.
La scelta di Ailena di passare dall’urbanistica alla terra non è solo un cambio di professione. Per lei, la trasformazione del mondo rurale passa anche dalla possibilità per le donne di avere maggiore autonomia e riconoscimento, in un contesto in cui il lavoro domestico e di cura continua a ricadere in larga parte su di loro. La scarsità di servizi e combustibile rende ancora più pesante la gestione quotidiana, ma l’agroecologia offre un’alternativa concreta.
Un’energia sostenibile e un’acqua rinnovabile
La stessa attenzione si estende alla gestione dell’acqua e dell’energia. Ailena ha installato un impianto fotovoltaico, acquistato grazie a una raccolta collettiva, per ridurre la dipendenza dall’energia esterna. L’acqua del pozzo viene pompata attraverso un mulino a vento, e sta lavorando a un biodigestore per trasformare il letame animale in biogas utilizzato per cucinare. “L’obiettivo è raggiungere una sempre maggiore autosufficienza energetica”, spiega Ailena. La casa, progettata con criteri di bioedilizia, utilizza coperture in mattoni anziché in lamiera, riducendo l’uso di acciaio e cemento e mantenendo gli ambienti più freschi.
Finca Vhidra non è solo un progetto produttivo, ma anche un luogo di incontro e apprendimento per altre persone che lavorano nella terra, in particolare per le donne. L’obiettivo è creare uno spazio di incontro e apprendimento per altre persone che lavorano nella terra, in particolare per le donne, mettendo in relazione agroecologia, autonomia e vita comunitaria.
La rigenerazione del suolo e la gestione sostenibile delle risorse sono al cuore del progetto. In una zona segnata dai cambiamenti climatici, da siccità sempre più frequenti, dall’accorciamento della stagione delle piogge e da stagioni imprevedibili, la protezione del suolo è una delle priorità. La terra non viene lasciata scoperta: i residui delle potature vengono utilizzati per la pacciamatura, mentre le colture di copertura, in particolare le leguminose, vengono impiegate come concimi verdi. È una gestione che punta a lavorare con i processi naturali invece di sostituirli con input esterni. Finca Vhidra è un esperimento concreto di rigenerazione e resistenza. In un territorio segnato dalla crisi climatica e dalle difficoltà economiche, l’agroecologia diventa così uno strumento per produrre cibo, conservare risorse e costruire nuove forme di autonomia, partendo dalla capacità della terra di tornare a vivere.



