Il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, ha lanciato un appello alle forze politiche per un cambio di passo nell’economia sociale, sottolineando che il modello cooperativo non può più essere visto come un semplice elogio, ma deve diventare una vera politica industriale per il Paese. Durante la Biennale dell’economia cooperativa a Milano, Gamberini ha avvertito che il mercato lasciato a sé stesso non redistribuisce i benefici e che serve un approccio diverso per affrontare le sfide economiche e sociali dell’Italia e dell’Unione europea. L’obiettivo è un modello di sviluppo che non si basi solo su interessi individuali, ma su una logica di mutualità e partecipazione collettiva.
Un modello alternativo per il futuro
Secondo Gamberini, l’economia sociale, basata sulla mutualità e sull’impegno collettivo, offre soluzioni a criticità strutturali come l’invecchiamento demografico, la crisi energetica e l’isolamento delle aree interne. «La cooperazione può contribuire attraverso imprese radicate nei territori, patrimoni intergenerazionali, filiere condivise e partecipazione dei cittadini», ha sottolineato. Per realizzare questo obiettivo, è necessario un impegno concreto da parte di Bruxelles, che deve riconoscere l’economia sociale come parte della politica industriale europea. Gamberini ha anche ricordato che il modello cooperativo ha partecipato allo sviluppo del Paese fin dal 1886, entrando nella vita di milioni di italiani.
«Serve un cambio di passo: semplificare la scelta del modello cooperativo e rafforzare la finanza mutualistica», ha concluso Gamberini. Il mercato non ha distribuito i benefici come si sperava e abbiamo visto i limiti di questa visione. Per questo, Legacoop ha presentato un Manifesto di proposte per affrontare le grandi trasformazioni economiche e sociali, puntando su una mutualità che possa rispondere a criticità come l’accesso alla casa, l’energia e il welfare.
Un patto con il Paese
Da quando è nata la cooperazione italiana nel 1886, il modello ha partecipato allo sviluppo del Paese, entrando nella vita di milioni di italiani. «L’articolo 45 della Costituzione riconosce l’esistenza delle cooperative e ne sottolinea la funzione sociale», ha ricordato Gamberini. «Oggi dobbiamo riscrivere questo patto, perché il mercato non ha distribuito i benefici come si sperava e abbiamo visto i limiti di questa visione». Per questo, Legacoop ha presentato un Manifesto di proposte per affrontare le grandi trasformazioni economiche e sociali, puntando su una mutualità che possa rispondere a criticità come l’accesso alla casa, l’energia e il welfare.
«Serve un cambio di passo: semplificare la scelta del modello cooperativo e rafforzare la finanza mutualistica», ha concluso Gamberini. Il sistema produttivo deve essere in grado di crescere anche in assenza di lavoratori attivi. L’idea è chiara: l’economia sociale non può più essere un semplice elogio, ma deve diventare una politica industriale concreta e sostenibile. Gamberini ha anche sottolineato che il modello cooperativo è alla base delle comunità energetiche sempre più diffuse e che può contribuire al welfare, alla gestione delle aree interne e al mondo del lavoro.



