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venerdì 9 Ottobre 2026

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Cronaca

Lavoratori ex Ilva proclamano sciopero per evitare licenziamenti

Lavoratori ex Ilva proclamano sciopero per evitare licenziamenti e chiedere intervento istituzionale.

Lavoratori ex Ilva hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore a partire dal 12 ottobre, in seguito all’annuncio di una sospensione totale delle attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione, annunciata il 9 ottobre, è stata presa per evitare licenziamenti e per ottenere ammortizzatori sociali più consistenti. La zona a caldo rimane in stand-by in attesa della sentenza della Corte di Cassazione, che potrebbe consentire la riattivazione dell’impianto in modalità produttiva. La data critica del 24 ottobre rappresenta una soglia irreversibile: se la Corte non interverrà, la chiusura diventerà definitiva, con conseguenze gravi per il territorio.

Sciopero per evitare licenziamenti e chiedere intervento

Il sindacato ha deciso di proclamare uno sciopero di 24 ore per ogni turno, ritenendo indispensabile ottenere misure più sostanziose per i lavoratori. Il segretario della Uilm, Davide Sperti, ha sottolineato che la cassa integrazione al 70% non può essere l’unica soluzione, poiché si prospetta una chiusura totale entro il 15 novembre. La situazione è considerata “insostenibile” e il sindacato non può accettarla. La decisione arriva dopo un tavolo tenutosi a Palazzo Chigi, dove i rappresentanti dei sindacati Fim, Fiom e Uilm non hanno trovato soluzioni soddisfacenti per gli operai dell’ex Ilva.

La Corte di Cassazione è l’ultima speranza per gli operai tarantini: una sentenza favorevole potrebbe consentire la riattivazione dell’impianto in modalità produttiva. Tuttavia, la data critica del 24 ottobre rimane una soglia irreversibile: se la Corte non dovesse intervenire, la chiusura diventerà permanente, lasciando il territorio privo di una delle sue principali fonti occupazionali. Gli impianti dell’area a caldo di Taranto rimarranno in hot-stand-by finché non verrà emessa una decisione favorevole. In mancanza di un provvedimento positivo, il 24 ottobre verrà sospeso anche il mantenimento in riscaldo, con lo spegnimento definitivo previsto per il giorno successivo, il 25 ottobre, “senza alcuna possibilità di riavvio successivo”.

Reazioni delle istituzioni e della regione Puglia

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha espresso preoccupazione per la tempistica dell’annuncio della cassa integrazione da parte di Acciaierie d’Italia, ritenendola “un fattore che aggrava la tensione in una situazione già drammatica”. Decaro ha chiesto al governo di intervenire per evitare che la misura si traduca in una “fermata temporanea generale” degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre. Le autorità locali di Genova e Novi Ligure, rappresentate da Silvia Salis e Rocchino Muliere, hanno definito la prospettiva di una chiusura “inaccettabile” e hanno denunciato una “situazione insostenibile per le lavoratrici e i lavoratori, per le città e per l’intera filiera siderurgica”.

Parallelamente, i presidenti della Regione Liguria (Marco Bucci) e della Regione Piemonte (Alberto Cirio) hanno evidenziato la gravità della notizia per le rispettive regioni, sottolineando l’impatto sull’intera catena produttiva italiana dell’acciaio. La situazione è drammatica e le istituzioni regionali, come quelle di Liguria e Piemonte, hanno sottolineato l’impatto sull’intera catena produttiva italiana dell’acciaio. Il sindacato, con il suo sciopero, cerca di evitare una chiusura totale e di ottenere un intervento istituzionale più incisivo per salvaguardare i posti di lavoro e la stabilità economica del territorio.

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