Maria Lidia Okretic, oggi novantadue anni, festeggia quarant’anni di vita “regalati” grazie a un intervento chirurgico effettuato esattamente il 9 ottobre 1986 dal professor Vincenzo Gallucci. L’operazione, che consisteva nella sostituzione della valvola aortica con una protesi meccanica, ha salvato la sua vita e le ha concesso un periodo di serenità e affetto. La donna, residente a Monfalcone, ha sempre vissuto in modo pieno e attivo, grazie a una medicina pubblica che, in un momento storico di sfiducia, ha restituito fiducia e speranza.
Un intervento che ha sfidato il tempo
Quarant’anni dopo, la valvola continua a battere forte e senza incertezze, un record biologico che ha reso Maria Lidia un caso di successo nella storia della medicina. L’intervento fu programmato d’urgenza dopo una diagnosi che il medico descrisse con una metafora quasi profetica: «La porta cigolava, quindi meglio ripararla in tempo». L’equipe guidata da Gallucci, allora pioniere del trapianto di cuore in Italia, ha eseguito l’operazione con una precisione e una perizia che hanno lasciato un segno indelebile nella vita della paziente.
La valvola impiantata da Gallucci ha reso possibile quarant’anni di vita piena.
Una storia di famiglia, empatia e sanità pubblica
La rete familiare e il legame con Padova hanno giocato un ruolo fondamentale nel percorso di Maria Lidia. La sorella Ludmilla, un volto noto in città per aver diretto Longo Calzature, ha facilitato il ricovero e l’operazione. La nipote Daniela Longo, oggi titolare dell’azienda, ha continuato a mantenere quel legame. La famiglia, insieme al dottor Palmieri, allora primario dell’ospedale di Monfalcone, ha garantito una continuità di cure e di supporto.
La riabilitazione post-operatoria fu un passo alla volta, tra esercizi quotidiani che sembravano semplici ma richiedevano una grande forza di volontà. «Ricordo che tra gli esercizi da fare ce n’era uno in cui dovevo soffiare su delle palline per farle muovere – prosegue Maria Lidia – serviva forse a recuperare fiato. Io non ci riuscivo, lui mi aiutò moltissimo». La dedizione del chirurgo e della sua equipe ha reso possibile un recupero completo e duraturo. La sua storia è un esempio di come la medicina pubblica, anche in un momento di sfiducia, possa restituire fiducia e credibilità. Un successo della medicina d’altri tempi che resiste all’usura degli anni e che ha spinto Maria Lidia a raccontare la sua esperienza, facendone un tributo alla memoria di chi non c’è più e a chi, ancora oggi, la tiene sotto scorta medica.
«Oggi all’età di 92 anni desidero rivolgere il mio più sentito ringraziamento nel ricordo del professor Gallucci, del dottor Palmieri e di tutta la straordinaria equipe dell’Università di Padova di allora – chiude Maria Lidia –. La loro straordinaria perizia professionale unita ad una profonda umanità, non ha solamente salvato la mia vita, ma mi ha regalato quaranta lunghi anni di affetti ricordi e serenità. Non posso non ringraziare anche il dottor Cattarini di Monfalcone che continua a seguirmi con encomiabile professionalità». È grazie a loro se ancora oggi riesce a festeggiare i compleanni di tutti i figli e nipoti, che all’epoca non erano nati e oggi hanno tra i 20 e i 30 anni. Ed è grazie ad un medico come Gallucci che probabilmente è andato ben oltre quello che gli veniva richiesto.



