La situazione dei mercati obbligazionari dell’eurozona segnala una serie di tensioni, ma non un chiaro segnale di recessione. Gli investitori continuano a monitorare con attenzione i rendimenti dei titoli di Stato e gli spread tra i Paesi membri, con particolare attenzione alla Francia, dove i costi di finanziamento sono al momento più elevati. Dall’inizio di settembre lo spread italiano rispetto alla Germania è salito da circa 0,84 a 1,12 punti percentuali, segno di una maggiore preoccupazione per la stabilità economica del Paese.
Stress fiscale e inflazione in aumento
Secondo il settimanale The Economist, per stabilizzare il debito francese ai costi di finanziamento attuali servirebbe una stretta fiscale superiore al 4% del PIL, circa dieci volte i risparmi oggi all’esame dei deputati. Un ulteriore rialzo comprimerebbe i governi più indebitati e un’economia già in indebolimento. La guerra in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas, con l’inflazione dell’area euro che ha raggiunto il 3,8% a settembre, un aumento significativo rispetto al mese precedente.
La BCE e le attese sui tassi
La Banca centrale europea ha già aumentato i tassi due volte quest’anno, a giugno e a settembre, e i mercati monetari scontano all’incirca un altro rialzo entro dicembre. Il rendimento del Bund decennale si attesta al 3,49%, in aumento rispetto a circa il 2,85% di inizio anno. Il rendimento a due anni, che riflette da vicino le attese sui tassi della BCE, è al 3,07%, un valore ben superiore al tasso sui depositi della BCE, fissato al 2,50%. Gli investitori si aspettano ancora rialzi, non tagli. Ken Egan, responsabile del credito sovrano europeo presso l’agenzia di rating KBRA, ha spiegato che “i Bund restano il naturale punto di riferimento per gli investitori quando i mercati si innervosiscono, quindi un certo allargamento rispetto alla Germania è esattamente quello che ci si può attendere”. Tuttavia, ha aggiunto che “non sembra un vero e proprio rifugio nella sicurezza, perché i rendimenti dei Bund non sono scesi in modo significativo”.
La Francia al centro delle tensioni
Le tensioni più forti sono in Francia, dove il rendimento del decennale francese è al 4,88%, circa 1,39 punti percentuali in più rispetto a quello tedesco. A inizio settembre il divario era di circa 0,87 punti. Questo divario, noto come spread, è il sovrapprezzo che gli investitori chiedono per prestare a un Paese rispetto alla Germania ed è il modo in cui il mercato obbligazionario misura la fiducia. La Francia oggi paga più dell’Italia, il cui decennale rende il 4,60%. Parigi versa inoltre circa mezzo punto percentuale in più rispetto ad Atene.
Il disavanzo di bilancio francese è atteso quest’anno al 5,4% del prodotto interno lordo, un valore che da sei anni è sopra la soglia del 3% fissata dall’UE. Il governo ha presentato il 1 ottobre un pacchetto di nuovi risparmi da 43 miliardi di euro, ma fatica a ottenere il via libera del parlamento. La Francia è l’epicentro delle tensioni, ma la pressione si sta allargando anche all’Italia e alla Spagna.
Il rendimento del Btp decennale italiano ha sfiorato il 4,75%, il livello più alto da un anno. Si è ampliato anche lo spread della Spagna sui Bund, fino a circa 61 punti base, mentre il Paese si avvicina alle elezioni politiche anticipate del 29 novembre. Per Egan, il movimento “sembra il risultato di fattori diversi ed è difficile capire con precisione quanto sia legato al solo caso francese”. Gran parte dell’aumento generalizzato dei rendimenti riflette lo shock energetico e le attese di una politica BCE più restrittiva, ma la Francia paga chiaramente un premio fiscale e politico aggiuntivo. Si tratta di stagflazione, un’economia che perde slancio mentre l’inflazione continua a salire. Uno scenario del genere lascerebbe la BCE senza vere opzioni favorevoli. Un ulteriore rialzo comprimerebbe i governi più indebitati e un’economia già in indebolimento.



