La portaerei USS Abraham Lincoln ha finalmente attraccato a San Diego, in California, dopo 320 giorni di missione estrema che ha visto il personale sottoposto a condizioni estreme, tra fame, sporcizia e rischi di salute mentale. L’equipaggio, dopo mesi trascorsi senza mai toccare terra, ha concluso la missione che ha incluso operazioni di combattimento contro l’Iran e un’azione congiunta con Israele nell’Operazione Epic Fury. La lunga permanenza in mare ha messo a dura prova i marinai, con segnali di tensione e problemi di igiene che hanno suscitato preoccupazioni.
Condizioni critiche a bordo
Secondo testimonianze filtrate dai vertici militari, i marinai hanno affrontato condizioni di vita estremamente difficili. L’assenza di cibo sufficiente ha portato a una dieta limitata a “mezza ciotola di riso al giorno”, mentre l’igiene è stata compromessa dall’assenza di sapone e dentifricio, con docce ammuffite e inagibili. L’ambiente a bordo è stato descritto come degradante, con ritmi di lavoro massacranti che hanno aumentato il rischio di perdere la testa. Nonostante le condizioni, i marinai hanno celebrato il momento di attracco con una corsa di 5 km, la musica di Sam Cooke diffusa dagli altoparlanti e l’idea di fumare sigari sul ponte di volo, ormai quasi vuoto.
Sette tentativi di suicidio
Le famiglie dei militari e alcuni legislatori avevano lanciato l’allarme su diverse problematiche, tra cui i tentativi di suicidio e la carenza di cibo. A settembre, l’amministrazione Trump ha ammesso, in una lettera indirizzata a un legislatore e firmata dal segretario ad interim della Marina Hung Cao, che si erano verificati otto tentativi di suicidio tra i militari USA del gruppo d’attacco della Lincoln, precisando che nessuno di loro fosse deceduto. Il Pentagono non ha potuto smentire le segnalazioni, confermando l’impatto psicologico della missione estrema.
La portaerei, a propulsione nucleare, aveva lasciato la California a novembre del 2025 per operare nel mar Cinese meridionale, per essere poi dirottata verso il Medio Oriente prima degli attacchi congiunti di USA e Israele contro l’Iran iniziati a fine febbraio nell’Operazione Epic Fury. La missione ha visto la portaerei rimanere in mare fino alla sosta in un porto della Thailandia agli inizi di settembre, ma la lunga permanenza ha messo a dura prova il personale militare a bordo della Lincoln e delle navi di scorta.
La missione ha rappresentato un test estremo per l’equipaggio, con condizioni di vita che hanno spinto alcuni a cercare di mettersi in pericolo. La fine della missione a San Diego segna un momento di sollievo per i marinai, ma anche un segnale di preoccupazione per le condizioni di lavoro e di vita a bordo delle navi da guerra. La portaerei Lincoln, dopo 320 giorni di missione, torna a casa, ma con il peso di un’esperienza estrema che ha lasciato segni profondi. La lunga missione ha messo a dura prova il personale militare, con segnali di tensione e problemi di igiene che hanno suscitato preoccupazioni. La portaerei è tornata a San Diego dopo mesi trascorsi senza mai toccare terra, con un’esperienza estrema che ha lasciato segni profondi.



