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venerdì 9 Ottobre 2026

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Esteri

Più di dieci paesi africani adottano un nuovo strumento per disarmare i bambini soldato

Più di dieci paesi africani firmano una convenzione per disarmare i bambini soldato, ma la firma non basta a risolvere il problema.

Più di dieci pa paesi africani hanno firmato una Convenzione sul disarmo dei bambini soldato, un passo significativo ma non sufficiente a risolvere un problema che affligge il continente. La firma, avvenuta a New York lo scorso settembre, segna un’azione collettiva volta a creare un quadro giuridico comune per identificare, liberare e reinserire i minori associati a gruppi armati. Tuttavia, come sottolineato da fonti ufficiali, una firma non basta a garantire la piena applicazione delle norme.

Un iniziativa guidata dal Marocco

La Convenzione africana nasce da un processo di cooperazione tra Stati africani, guidato dal Marocco e partito dalla Dichiarazione di Rabat del 20 novembre 2025. L’obiettivo è creare un meccanismo comune per lo scambio di esperienze e pratiche tra i Paesi membri. Tra i firmatari ci sono la Repubblica Democratica del Congo, il Niger e il Mali, tre nazioni in guerra. In Mali, ad esempio, sono stati registrati 353 casi di reclutamento di bambini, quasi la metà attribuiti al JNIM, una coalizione jihadista legata ad al-Qaeda.

Un problema non risolto

Sebbene la firma rappresenti un progresso, il problema non è del tutto risolto. Mancava uno strumento africano specifico per gestire il dopo: riconoscere un bambino all’interno di un gruppo armato, liberarlo, curarlo e reinserirlo nella sua comunità. Il Protocollo opzionale delle Nazioni Unite del 2000 vieta la coscrizione obbligatoria sotto i 18 anni e impedisce ai gruppi armati non statali di reclutare minori. Tuttavia, il divieto non è sufficiente a garantire la protezione reale.

Un ragazzo smobilitato senza una scuola, senza un mestiere e senza una famiglia pronta a riaprire la porta rischia di essere arruolato di nuovo. Nel 2025, le Nazioni Unite hanno verificato il reclutamento o l’utilizzo di circa 7000 bambini (solo nei conflitti monitorati), una cifra che il rapporto stesso considera parziale. Le violazioni gravi verificate hanno riguardato circa 25 mila bambini, il numero più alto da quando esiste il mandato ONU sui minori nei conflitti.

Un patrimonio di esperienze

La Convenzione africana punta a creare un quadro comune per lo scambio di esperienze e pratiche tra gli Stati. Paesi come la Sierra Leone e la Liberia, alla fine delle loro guerre civili, hanno sviluppato programmi efficaci per il reinserimento dei minori. Questo patrimonio può essere utile a Paesi che ancora affrontano conflitti e nuovi reclutamenti. Tuttavia, la firma non basta a rendere la Convenzione pienamente vincolante: gli Stati dovranno ratificarla o aderirvi, e il trattato dovrà entrare in vigore. Un fucile si consegna in un giorno, mentre ci vogliono anni per restituire un’infanzia negata. La firma rappresenta un passo avanti, ma il lavoro per garantire la protezione dei bambini soldato è appena iniziato.

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