L’amministrazione Trump ha annunciato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi), accusata di essere politicizzata e di aver tentato di perseguire ingiustamente cittadini americani e israeliani per crimini di guerra. La decisione, annunciata il giorno in cui la giurista sudafricana Navi Pillay ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2026, si inserisce in una più ampia campagna di pressione contro l’istituzione. La Cpi, creata da un trattato e incaricata da 125 Stati parte di indagare e perseguire i responsabili di gravi crimini, ha respinto le sanzioni definendole un attacco allo stato di diritto e alle fondamenta dell’ordine giuridico internazionale.
sanzioni e reazioni internazionali
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti e il popolo americano non sono soggetti alla giurisdizione della Cpi, e ha minacciato di proseguire la campagna per smantellare l’istituzione finché gli americani non saranno più esposti a minacce. «O la Cpi porrà fine alle sue minacce, oppure saremo noi a porre fine alla Cpi», ha aggiunto. L’UE, l’Italia e altri 8 Paesi, tra cui Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito, hanno ribadito il loro sostegno alla Cpi e la contrarietà alle sanzioni statunitensi.
La Commissione europea ha espresso profonda condanna per l’intenzione degli Stati Uniti di imporre sanzioni alla Corte penale internazionale, affermando che l’UE intende lavorare “a stretto contatto” con l’ente “per garantirne la continua operatività” e “adottare tutte le misure necessarie” per consentirle di svolgere il proprio lavoro. «Restiamo impegnati a lavorare con tutti i 125 Stati parte dello Statuto di Roma per preservare e rispettare la sua indipendenza, affinché possa proseguire la sua missione vitale», ha dichiarato la Commissione.
la difesa della Cpi
La presidente della Cpi, Tomoko Akane, ha affermato che la Corte continuerà a svolgere pienamente il proprio mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo esclusivamente sulla base della legge e delle prove, nell’interesse delle innumerevoli vittime di gravi crimini. «Le istituzioni che difendono il diritto internazionale sono sottoposte a enormi pressioni, sanzioni e attacchi», ha spiegato il presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Jorgen Watne Frydnes, spiegando il motivo per cui il premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navi Pillay.
La Cpi ha anche sottolineato che le sanzioni mirano a “ostacolare il corso della giustizia” e a “intimidire coloro che lavorano per la Corte o collaborano con essa”. L’istituzione, che ha ricevuto il sostegno di molti Stati, ha ribadito il suo impegno a garantire l’indipendenza e l’imparzialità, nonostante le pressioni esterne. «Nessuno è al di sopra della legge», ha ricordato la Cpi, sottolineando il principio fondamentale su cui si basa la sua attività.
un dibattito internazionale
La decisione statunitense ha suscitato reazioni forti da parte di diversi Paesi, che hanno espresso preoccupazione per l’impatto delle sanzioni sulla capacità della Cpi di svolgere il proprio lavoro. «Ci aspettiamo che i nostri alleati, molti dei quali fanno parte della Cpi e si affidano ai militari statunitensi per la propria difesa, mettano sotto controllo questa Corte fuori controllo», ha dichiarato Rubio. Tuttavia, la Commissione europea ha sottolineato che, poiché è previsto un ritardo di sei mesi prima che le misure siano applicabili, c’è spazio per il dialogo. La Cpi, inoltre, ha espresso apprezzamento per gli sforzi volti a garantirne la continuità operativa, e ha ribadito il suo impegno a tutelare l’indipendenza, l’imparzialità e l’integrità dell’istituzione. Gli 8 Paesi che hanno firmato la dichiarazione congiunta hanno confermato l’impegno a mantenere aperto un dialogo costruttivo con gli Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma, pur mantenendo il sostegno alla Cpi.



