Un selfie scattato mentre si faceva il bagno in uno stagno ha permesso di scoprire una pianta rara, quasi estinta, con foglie di due metri di diametro. La storia, raccontata dai Royal Botanic Gardens di Kew, ha come protagonista Carlos Magdalena, orticoltore e ricercatore scientifico, che cinque anni fa ha notato su Instagram alcune foto di Jeremiah Harris, un uomo che si era scattato delle immagini mentre nuotava in una zona isolata della Colombia. Le foto, inizialmente considerate semplici selfie, hanno portato a una scoperta scientifica di rilievo: una nuova specie del genere Victoria, la ninfea gigante colombiana, denominata Victoria colombiana.
Una scoperta nata sui social media
La storia ha iniziato con un post casuale su Instagram, ma ha portato a una missione scientifica di grande importanza. Harris, che gestisce un vivaio di piante carnivore negli Stati Uniti, non era consapevole dell’importanza del suo scatto, identificando erroneamente la pianta con la più comune Victoria amazonica. Tuttavia, Magdalena, esperto di ninfee di fama mondiale, ha subito sospettato che qualcosa non quadrasse. L’area di distribuzione naturale delle ninfee Victoria conosciute non si estende infatti fino al fiume Inírida, nel dipartimento di Guainía, situato nel bacino idrografico superiore dell’Orinoco, il terzo fiume più lungo del Sud America.
Una spedizione in barca contro il tempo
Dopo aver analizzato le immagini satellitari, Magdalena ha individuato la presenza della ninfea e ha organizzato una missione nella regione di Inírida. La spedizione, che ha richiesto due anni di preparazione, ha visto la squadra avventurarsi nella foresta pluviale per cinque giorni. Inizialmente, i ricercatori hanno individuato solo due esemplari di ninfea, entrambi non in fiore. Un ostacolo non da poco: un campione d’erbario fertile, ossia un esemplare essiccato e pressato che presenti necessariamente un fiore, è fondamentale per distinguere le specie. Inoltre, le piante individuate apparivano in sofferenza a causa dell’elevato livello dell’acqua dovuto a una stagione delle piogge tardiva ma intensa.
Tra i membri del team si era diffuso un forte sconforto. Poi, però, è arrivata la svolta: alle 23, Magdalena ha confidato la loro angoscia al barcaiolo della spedizione, Gustavo Melo, appartenente alla comunità indigena dei Tucano, noto per le sue straordinarie abilità di navigazione. Melo ha sorpreso tutti affermando di sapere esattamente dove trovare altri esemplari. Con sole dieci ore a disposizione prima del volo, la squadra è partita all’una di notte nel buio più totale, dirigendosi nella direzione opposta all’aeroporto e addentrandosi nella foresta allagata, affidandosi totalmente all’istinto di Melo per orientarsi in un ambiente insidioso.
Poco prima dell’alba, la squadra ha raggiunto un piccolo lago nel cuore della giungla, individuando una seconda popolazione di cinque esemplari di V. colombiana, tra cui uno in fiore. La scoperta ha confermato che la natura continua a sorprenderci. Magdalena ha commentato: «È una di quelle storie straordinarie in cui i saperi indigeni e le competenze orticole, uniti all’aiuto dei social media e della tecnologia, hanno permesso di portare alla luce una scoperta botanica eccezionale. Ora che sappiamo che questa ninfea esiste, abbiamo la responsabilità di comprenderla meglio e proteggerla. Con così tante specie selvatiche a rischio estinzione, non possiamo più aspettare per agire».



